«Se andranno avanti a noi non resterà che chiudere». Lapidario, Fausto Sensi, patron delle Terme dei Papi, dopo le delibera comunale che, nella sostanza, dovrebbe dimezzare l’erogazione idrica (oggi di poco più di 40 litri al secondo) che permette di far funzionare l’impianto. Annichilito, più che arrabbiato, Fausto Sensi: «Quello di palazzo dei Priori è un passo assurdo. Se dovessero attuare ciò che è scritto nella delibera, sarebbe una catastrofe. Mica si può chiudere il rubinetto di uno stabilimento come si potrebbe fare con un rubinetto di casa. Comunque si tratta di un atto che dovrà approdare in consiglio e spero che nel tragitto, emergano persone dotate di buon senso».
E se così non fosse?
«Be’ noi metteremmo i lucchetti alle terme, altri si renderanno responsabili di un disastro».
Senta, Sensi. Possibile che nessuno da palazzo dei Priori si sia fatto vivo per discutere dell’argomento?
«Assolutamente no. Non ho parlato mai con nessuno e nessuno mi ha contattato. Ecco perché tutta la questione mi sembra surreale. Mi lasci una piccola digressione: ha visto la partita Brasile-Germania? Svolgimento e risultato al limite dell’assurdo. Sta accadendo la stessa cosa».
Voi comunque sareste in grado di far fronte a una eventuale decisione del Comune di tagliare l’acqua?
«Ma che scherziamo? Noi se vogliamo far funzionare l’impianto, non possiamo fare a meno della quantità di acqua che oggi lo alimenta. Meno acqua, meno servizi, chiaro no? E voglio ricordare che le Terme svolgono un ruolo anche per la struttura sanitaria nazionale che impone determinati parametri. Spero…».
Spera?
«Che la delibera sia soltanto il risultato perverso di un equivoco. Ribadisco, una decisione come quella prospettata ci metterebbe nella condizione di chiudere e io personalmente dovrei prendermi la responsabilità di comunicarlo a sindacati e dipendenti. Non si può giocare sulla pelle delle persone».
Se palazzo dei Priori decidesse comunque di andare avanti, voi vi rivolgereste nuovamente alla magistratura?
«Non credo ce ne sarebbe bisogno, semplicemente perché saremmo costretti a cessare l’attività. Se i nostri amministratori vogliono distruggere ciò che noi abbiamo costruito in venti anni, si accomodino pure. Sarebbe un disastro e per questo voglio sperare che non accada».





