Un progetto in cerca di spazi. Per dotare il capoluogo di una casa della cultura e delle arti. Un progetto “regolarmente presentato, frutto di partecipazione, di condivisione tra le associazioni, che non ha trovato orecchie che sappiano ascoltare”.
Patrizia Antonini, tra i più attivi animatori del comitato Spazi aperti alla cultura, racconta ad alta voce un pezzo di “storia recente”, che si è srotolata in circa dodici mesi in una città che promette ma non fa, perché “per fare certe cose, ci vuole orecchio”.
Provi a riassumere in breve la vicenda.
“Nel 2012 la chiusura del Cinema Trieste mette in evidenza la totale mancanza di spazi per la cultura a Viterbo: teatro Unione chiuso da tempo, teatro San Leonardo, così come lo stesso cinema Trieste, di proprietà privata (la Curia), costoso e inospitale, cinema Genio chiuso. Nasce il comitato ‘cinematriesteaperto’, che organizza il “funerale della cultura”. Grande evento, fortemente partecipato; cittadini, associazioni e operatori culturali, corteo, flash mob a piazza del Comune, ceri e fiori”.
Dopo le spettacolari esequie, cosa è accaduto?
“Dopo cinematriesteaperto, arriva Spazi aperti per la cultura che punta a un confronto con le istituzioni. Inizia così un colloquio con il sindaco Giulio Marini, non per la ricerca fantascientifica di nuovi mondi, ma di spazi fisici e mentali di condivisione, partecipazione e di nuovi schemi di relazione”.
Quali gli esiti raggiunti dopo assemblee, incontri con le associazioni, gli operatori culturali, gli studenti, i cittadini, comunicati stampa, mail, comunicazioni su social network etc. etc.?
“Nell’ottobre 2012, dopo aver individuato insieme al sindaco la Sala Gatti (ex Cinema nazionale di piazza delle Erbe, ndr) come unico luogo fisico al momento possibile, viene elaborato da sedici associazioni il progetto la “Casa delle culture e delle arti”, una proposta aperta alla città, alle sue realtà attive nel campo della formazione, del teatro, della musica e delle arti visive. Insomma, uno spazio collettivo e aperto in cui ritrovarsi insieme ad immaginare.”
Ma non avevate pure messo gli occhi sulla tensostruttura di piazza dell’Unità d’Italia?
“Su invito della stessa amministrazione, presentammo la richiesta di quello spazio, unitamente al progetto discusso col sindaco, il nuovo vicesindaco (Luigi Maria Buzzi, nd), il dirigente di settore, e con i soggetti che già usufruivano della sala per spettacoli e laboratori teatrali, proprio per meglio definire gli accordi”.
Arriviamo al dunque…
“La richiesta di gestione della Sala Gatti e del Teatrotenda viene modificata in richiesta di utilizzo, la prima per un anno, la seconda per un mese, con una programmazione allargata ad altre realtà culturali. Poi, il 16 novembre scorso, la doccia fredda. Per il Teatrotenda, il Comune ha deciso di escludere la programmazione condivisa e autogestita richiesta dalle sedici associazioni”.
Pare di capire che il progetto si è definitivamente arenato.
“Stiamo aspettando una risposta. O meglio, non aspettiamo più niente. Il tentativo di superare, ove possibile, i pregiudizi, gli stereotipi andava fatto. Lo abbiamo deciso democraticamente e faticosamente. La costruzione di un processo partecipativo richiede tempo e sforzi. Ma per fare certe cose ci vogliono orecchie che sappiano ascoltare”.







