Ancora non c’è ma il futuro sindaco di Viterbo ha già una bella grana da disinnescare che lo attende sulla scrivania. Esattorie Spa, società che riscuote tributi e imposte per contro di palazzo dei Priori, presenterà in Tribunale richiesta di concordato e ha depositato al ministero del Lavoro richiesta di cassa integrazione in deroga a zero ore e senza rotazione per tutti i 108 dipendenti tra Molise e Lazio, dei quali 38 nel capoluogo della Tuscia. Tutti senza stipendio da due mesi.
Una grana occupazionale certo, ma dai risvolti anche finanziari per l’ente: la richiesta è di attivare immediatamente gli ammortizzatori sociali, o al massimo entro il 10 giugno. E a quel punto chi riscuoterà Tarsu e multe stradali? Anche perché parliamo di cifre tutt’altro che esigue: nel 2012, Esattorie Spa ha riscosso per conto del Comune 885.614 euro. Una somma calata rispetto al 2011. Due anni fa, infatti, i pagamenti totali erano stati 20.249 per un introito di 966mila euro effettivamente incassati. Oggi della vertenza il sindaco Giulio Marini discuterà con la presidente della spa Sandra Marcucci. Intanto, nei giorni scorsi è stato interessato anche il prefetto Antonella Scolamiero, che dal primo cittadino uscente ha ricevuto una relazione dettagliata, in attesa che la faccia anche la società.
Le cause della crisi di Esattorie le riporta nero su bianco la stessa responsabile: “Il ricorso all’ammortizzatore sociale – scrive Marcucci – si rende indispensabile e urgente in ragione della grave crisi di liquidità che la società attraversa, venutasi a determinare nell’ultimo periodo e che ha reso impossibile da parte nostra il pagamento delle ultime due mensilità di stipendio. E ciò in ragione di un crollo del fatturato determinato dalla ormai imminente scadenza delle convenzioni in essere, prevista per il 30 giugno; per la delibera già assunta dal Comune di Isernia di internalizzare il servizio; per la imminente decisione del Comune di Viterbo di procedere sulla stessa strada”.
In questa vertenza che coinvolge decine di Comuni e due regioni (Lazio e Molise, dove la società opera da anni), resta la particolarità della vicenda locale: 16 dei 38 dipendenti di Viterbo provengono dalle fila del Cev, la municipalizzata sciolta per debiti nel 2008. Un accordo stretto allora tra confederali e sindaco ne ha previsto l’assunzione da parte di Esattorie con la clausola di salvaguardia per cui, in caso di difficoltà della società, il Comune li avrebbe riassorbiti. Resta da capire cosa succederà ora.
Anche per Marini, è evidente, il lavoro è al primo posto…delle tantissime cose non fatte!
Sarebbe il caso, al di là delle polemicucce elettorali di circostanza, che i politici viterbesi di ogni colore si adoperassero per garantire un lavoro a questi 38 cittadini e alle loro famiglie.