Il Pd conferma di essere il Pd. E lo fa nella prima seduta operativa del consiglio comunale, col dibattito sulla presunta incompatibilità dei consiglieri comunali Francesco Serra, Patrizia Frittelli e Mario Quintarelli. Un problema nel problema, visto che la questione è andata a inserirsi nei rapporti non proprio idilliaci tra il sindaco e almeno due dei tre consiglieri oggetto del contendere.
Sicché a Francesco Serra non è parso vero poter cogliere la palla al balzo e tirar fuori tutto quello che evidentemente aveva in corpo da diverso tempo. Serra ha messo in piedi un vero e proprie j’accuse nei confronti del sindaco, del presidente del consiglio comunale, ma anche dei vertici del suo partito, accusati senza mezzi termini di averlo messo alla berlina, utilizzando strumentalmente il famigerato decreto 39 del 4 maggio 2013, servendosi anche di qualche giornale particolarmente amico, disposto a enfatizzare la notizia.
“In sede di convalida degli eletti, nel corso della scorsa seduta – ha esordito Serra – né il segretario generale, né altri hanno avuto nulla da obiettare su di me e sugli altri due consiglieri. Eppure il decreto era già noto. Io ho saputo del problema che mi riguarda dalla stampa. E sempre da certa stampa ho saputo di una lettera inviatami dalla Asl che ancora non ho ricevuto, ma nella quale presumo ci sia la richiesta di un’opzione da parte mia: o do le dimissioni da consigliere comunale, o lascio la mia professione. Insomma, nei miei confronti si è voluto usare il metodo Boffo. Non posso non ipotizzare infatti, che dietro tutto questo ci sia anche la volontà di infliggermi una punizione per non aver accettato l’incarico di assessore”
Serra non ha risparmiato niente e nessuno. Al presidente Filippo Rossi ha rimproverato di non averlo nemmeno ascoltato prima di chiedere il parere sull’incompatibilità al ministero degli interni. “Leggendo bene il decreto – ha continuato Serra – si comprende che incompatibili sono coloro che hanno incarichi dirigenziali e si occupano di amministrazione e di gestione. Io faccio il medico, sto in corsia e in sala operatoria e mi dedico alle angioplatische. Non ho mai firmato delibere di alcun genere e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Tutt’al più posso aver ordinato medicine in farmacia”.
Poi allarga l’ottica del suo intervento: “Io faccio politica per passione, com’è tradizione nella mia famiglia. Non faccio politica per fare carriera come medico e non l’ho fatta. Anzi, fare politica mi ha portato solo svantaggi. I medici che fanno politica per fare carriera, tra l’altro, ci sono eccome. Ma si comportano in modo diverso. Preferiscono non candidarsi, portano il loro pacchetto di voti e poi chiedono il conto. Io non sono fra quelli”. Alla fine si rivolge al sindaco Michelini: “Non metta ulteriormente in crisi un rapporto che già ha molti problemi. Questo ulteriore dito nell’occhio se lo poteva anche risparmiare”.
Già il Pd è sempre il Pd. Ma se così non fosse, che Pd sarebbe?








