11052026Headline:

“Il pubblico ha risposto, le istituzioni no”

Italo Leali, direttore artistico di Tuscia in jazz

Italo Leali, direttore artistico di Tuscia in jazz

Domanda ovvia: bilancio conclusivo del Tuscia in Jazz?
«Molto soddisfacente», risponde quasi in automatico, Italo Leali, organizzatore, ospite, speaker, grande comunicatore, autentico deus ex machina del festival. «Anche perché – spiega – era il primo anno che ci cimentavamo a Bagnoregio. Ed era, sinceramente, un punto interrogativo. Ci ha aiutato molto il Comune: è stato grandioso. Amministratori perfetti e strutture eccezionali: dalle sale per la didattica, alla casa del Vento, all’Auditorium».
Va be’, adesso fuori i numeri…
«In otto giorni abbiamo fatto una media di oltre cinquecento/seicento persone a sera. Almeno 1.200 le abbiamo contate sabato scorso a Civita».
Arrotondiamo, diecimila?
«Sicuramente. E più di mille paganti».
Queste sono le note positive. Ma non sarà andato tutto così bene…
«Di negativo non ho riscontrato nulla anche se, ovvio, le cose si possono sempre migliorare. Perché quando pensi che tutto è perfetto, corri il rischio di fermarti».
Alludiamo ai sostegni esterni che magari non ci sono stati o sono venuti meno.
«Certo, mi aspettavo di più dalla Regione. Quest’anno non ha prodotto alcun bando per la cultura e, inoltre, stiamo aspettando da diciotto mesi i soldi dell’edizione 2011. E’ pazzesco. Inaccettabile, rispetto ad una manifestazione che a ha assunto un respiro internazionale. Prima ci era stato promesso il pagamento per marzo, poi per luglio, adesso è diventato ottobre, poi magari diventerà gennaio».
E quanto dovreste avere?
«Solo dalla Regione 35.000 euro. E, badi bene, sono soldi dello scorso anno, che noi abbiamo già impegnato. Abbiamo pagato le forniture del 2011, con i soldi incassati adesso».
Il rischio per queste manifestazioni è sempre lo stesso: l’incertezza delle risorse.
«Certo e proprio per questo stiamo tentando, da anni, di svincolarci dal finanziamento pubblico. La Regione non ci ha dato nulla, la Provincia quel poco che ci poteva dare, eppure siamo riusciti ad essere autosufficienti. Risultato: se domani le istituzioni non ci saranno, ci saremo noi. Quello che conta è che Tuscia in Jazz vada avanti».
E puntare sugli sponsor privati…
«Bisogna dire loro grazie. L’altra sera MetaEnergia ha assegnato il premio, ha acquisito un brano e ne farà uno spot pubblicitario».
Il festival continuerà? Ne siamo certi?
«Sicuramente. A settembre dirameremo i dati per il bando dell’edizione 2014, con date, luoghi e nomi degli insegnanti. Dopo dodici anni non ci fermiamo mica. Anche perché è uno dei festival più importanti del Paese. Pure se…».
Pure se?
«C’è il problema dei fondi. Qui si continua a tagliare, mentre la Francia spende il 2-3% del proprio Pil in cultura. Qui facciamo miracoli senza avere un euro e non abbiamo neppure l’appoggio della politica. Le cito un dato: a livello europeo chi stabilisce l’erogazione e il destinatario delle risorse è una direttrice tedesca».
Leali, al tirar delle somme, un rammarico ce l’ha?
«No, sono sincero. Tutto è andato bene, compresi i quattro concerti a Civita che obiettivamente costituivano un rischio. Sì, posso dire che la scommessa è vinta».

 

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