19052026Headline:

Il tristennale di Monte Rufeno

cascata_monte_rufenoIl 19 settembre è ricordato da tutti, e in modo particolare dai napoletani, per la festività di San Gennaro. E quindi è il giorno dell’atteso miracolo della liquefazione del sangue. Nessuno sembra si ricordi invece che è stato anche, nel lontano 1983, il giorno della costituzione della Riserva naturale di Monte Rufeno. Per un triste destino e un incrocio di date, il 19 settembre di pochi anni fa cessava la sua giovane esistenza Egidio, che della riserva naturale è stato un padre fondatore e soprattutto uno di quelli che ha creduto, come me, che con la conservazione della natura si potesse cambiare il mondo, al cui centro c’erano le dolci colline che dal Paglia salgono e scendono fino all’Umbria e la Toscana.
Scrivo oggi, cioè alcuni giorni dopo il 19, perché ho l’impressione di essermi ricordato solo io che la riserva ha compiuto 30 anni. Un trentennio di vita è un traguardo importante per una persona: è la maturità, per una istituzione è l’età dei bilanci. Vediamo di farne alcuni, partendo dalla legge regionale che istituiva la riserva naturale che presentava quattro finalità indicate nell’articolo che riporto:.
Art. 2. (Finalità). La riserva naturale «Monte Rufeno» è istituita al fine di:
a) ripristinare e tutelare l’ecosistema forestale in tutte le sue componenti, biotiche ed abiotiche;
b) gestire parte del territorio e del patrimonio boschivo secondo criteri di silvicoltura naturalistica;
c) promuovere il turismo sociale attraverso il restauro e la gestione pubblica del patrimonio edilizio esistente all’interno della riserva;
d) promuovere, organizzare e valorizzare le attività produttive non in contrasto con le finalità di conservazione dell’ambiente naturale.
monaldescaDopo 30 anni credo sia lecito attendersi che il Comune di Acquapendente, in qualità di ente gestore, e che la Regione, nella sua qualifica di ente istitutore e finanziatore, si chiedano se queste finalità siano state rispettate, perseguite, sviluppate. Insomma se la Riserva abbia inciso in qualche modo nella realtà politica, sociale, culturale, ambientale ed economica almeno di Acquapendente.
In considerazione che nessuno lo ha fatto, e mi sembra neanche intenda farlo, volevo cimentarmi in questo esercizio nella speranza di stimolare un dibattito e una riflessione pubblica nella realtà aquesiana, e forse anche oltre.
La riserva naturale si è insediata come tale in un territorio abbandonato dall’agricoltura: era il meno fertile di Acquapendente e soggetto a rimboschimento. Il vero patrimonio erano i circa 30 poderi oramai abbandonati che in parte sono stati ristrutturati. Uno sforzo economico pubblico notevole: sono state necessarie ingenti risorse regionali e comunitarie. Come succede sempre in questi casi, quando è il pubblico a gestire, si è pensato principalmente alla realizzazione delle opere edilizie e molto meno alla futura gestione e quindi alla fruizione dei manufatti. Pertanto ora abbiamo strutture architettonicamente pregevoli, ma che nessuno vuole gestire perché mancano dell’essenziale per una gestione profittevole.  I rovi stanno inesorabilmente prendendo il sopravvento ed un senso di tristezza e sconforto assale il visitatore che si imbatte in questi poderi.
Per questi motivi le cooperative che si sono cimentate nella gestione dei casali e delle strutture della Riserva nel corso del trentennio ne sono uscite tutte con le ossa rotte. Di questo dovremmo discutere. Non credo che si tratti solo di incapacità di queste aziende, visto che alcune hanno avuto successo in altri settori. Ma forse gli errori non stanno tutti da una parte, come sempre succede.

riserva_naturale_monte_rufenoUn’altra criticità, facilmente riscontrabile sul territorio, è lo sviluppo innovativo in termini di gestione ecocompatibile, come invece dichiarava la finalità numero 4. Molti dei progetti realizzati non hanno nulla di innovativo e poco di ecocompatibile: sono stati fatti allo stesso modo di come avrebbe fatto qualunque privato. E allora, perché costituire la Riserva ? Nella Riserva dovrebbero essere progettati e realizzati dei prototipi di sviluppo ecocompatibile; applicati poi, se funzionanti, al di fuori della stessa.
Le aspettative sulle potenzialità di sviluppo della Riserva negli anni ’80 erano molto elevate ed eravamo molti i giovani aquesiani che abbiamo creduto che potesse cambiare le sorti della nostra comunità. Purtroppo, molte di quelle aspettative sono andate deluse, perché se è vero che nell’ambito conservativo sono state fatte cose egregie, per lo sviluppo economico compatibile del nostro territorio quello che si è fatto lo hanno fatto molti privati e poco la Riserva, nonostante ingentissime risorse pubbliche. Ci dovremmo chiedere se la comunità aquesiana tutta, e quindi tutti noi, in qualche modo siamo coinvolti e abbiamo speso produttivamente i milioni di euro che ci sono stati assegnati ? Siamo sicuri che abbiamo rispettato le finalità della legge istitutiva ed abbiamo creato sviluppo?
Chiederei a tutti gli aquesiani, ma anche ad altri, di utilizzare il trentennale per discutere in modo ampio e partecipato sul futuro della nostra area protetta, anche perché il passato ormai se ne è andato e può servirci da insegnamento. I primi trenta anni di Monte Rufeno senza festeggiamenti e confronto rischiano di essere un tristennale senza prospettive per il futuro e oggi non possiamo permettercelo: abbiamo 3.000 ettari bellissimi che possono essere una risorsa per tutti noi e per le generazioni future.
La Riserva naturale Monte Rufeno è un patrimonio di tutti che, grazie ad una intuizione straordinaria di 30 anni fa, è stato deciso di tramandare alle future generazioni attraverso progetti di conservazione naturalistica. Non sprechiamo questa opportunità.

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