Vero è che il presidente della Provincia Marcello Meroi sta difendendo con le unghie e con i denti l’ente che lui presiede e che il governo intende cancellare.
Vero è che l’altro giorno, partecipando a un convegno organizzato dal Consiglio delle autonomie locali, ha detto testualmente che “iI cittadini devono capire che le Province sono soggetti erogatori di servizi essenziali e che il passaggio di queste competenze ai Comuni comporterebbe un sensibile aumento costi. Per fare un esempio, da uno studio fatto dall’Upi sulla spesa delle Province per il riscaldamento degli istituti scolastici e degli edifici pubblici è emerso che il trasferimento di queste incombenze porterebbe un incremento della spesa almeno del 5%”.
Vero è che Meroi, nel suo accorato intervento, ha usato la clava piuttosto che il fioretto, affermando tra l’altro: “Trovo sia un paradosso, un’incongruenza vera che un ministro che ha rappresentato per anni l’Anci ora chieda l’abolizione delle Province, visto che fino a poco fa affermava esattamente il contrario. Ora si pensa a cancellare le Province, ad ammazzare i Comuni e a devastare territori, ma la verità è che senza gli enti locali le emergenze che hanno colpito le nostre comunità non avrebbero mai avuto una risposta. La Regione Lazio ha finalmente firmato la delega individuando nella Provincia il soggetto attuatore, ma i fondi sono solo un quarto di quelli previsti. In questa penuria di risorse è quindi necessario non farci la guerra tra di noi”.
Vero è che la conclusione del suo ragionamento è stata conseguente e decisa a non mollare: “Anche alla luce dei rapporti che si dovranno venire a creare con Roma, nella sua duplice accezione di Capitale e Città Metropolitana, credo sia quanto mai opportuno che il Cal richieda alla Regione una sua chiara ed inequivocabile pronuncia sull’incostituzionalità delle norme che riducono la funzionalità degli enti locali. Qui non si tratta di difendere posizioni qui, ma di dire con serietà, senza fare terrorismo, quale è la verità e quali saranno gli scenari a cui vanno incontri i territori, coinvolgendo nella discussione anche elementi fondanti della società civile: associazioni, forze produttive e organizzazioni sindacali”.
Vero tutto ciò, una sola umile domanda sorge spontanea: ma a cosa serve l’ente di palazzo Gentili, visto che da mesi c’è una crisi latente, che si litiga per le poltrone e che non si riesce neppure a eleggere il presidente del consiglio provinciale?






