E luce fu. Nelle piazze e tra la gente, alle sei di un pomeriggio natalizio, tra le famiglie che passano per lo shopping, i clown e i trampolieri che fanno molto Fellini, e zero macchine, perché mezzo centro storico è chiuso, e fortunatamente. E luce fu, nonostante le polemiche di un avviso pubblico discusso (e forse discutibile), i dubbi e le critiche. Che si spengono – o si mettono da parte – quando si accendono i proiettori della prima edizione di Lumi in aria, il festival viterbese che ricalca in piccolo la fete des lumières di Lione. E luce fu, a piazza del Plebiscito, con un ovvio omaggio a Sebastiano Del Piombo: dentro palazzo dei Priori sono esposte la Pietá e la Flagellazione, fuori, sulla facciata, ne sono riprodotte le gigantografie, che scorrono, e si alternano con altre immagini suggestive. Purtroppo lo spettacolo viene introdotto sulle note dei Carmina Burana, musica epica che ormai, francamente, ha scassato i cabasisi a livello universale.
Belle, queste luci. Tutti col naso all’insù, e il cellulare pure, a scattare e flesciare questi giochi di figure e di colori che dureranno fino al 6 gennaio, e dunque ci sarà tutto il tempo per le foto ricordo. Peccato che l’albero di Natale, quello davanti alla Prefettura, sia stato fregato dalla pioggia: la punta è spenta, sfiga boia.
Ancora più splendida è piazza San Lorenzo. Ci si arriva dal buio, ed è come se si entrasse in un grande anfiteatro. A destra, il palazzo papale illuminato di colori diversi. Al centro, il Duomo imponente con le immagini che cambiano, attraversate in alto da una stella cometa che annuncia e passa e tramonta e poi ritorna. E’ uno schermo naturale, e immenso, che toglie quasi il fiato.
Se il Duomo è un cinema moderno e mastodontico, piazza San Pellegrino è una sala d’essai, intima e accogliente, manca solo il fumo denso delle sigarette di una volta. Sulla chiesa scorrono immagini e storie: la Bella Galiana, i bimbi del mondo, alberi e babbi di natale. E sono proprio i più piccoli gli spettatori più affascinati: per loro è come vedere un cartone animato gigante.
Meno belle, e vabbé, piazza del Gesù e piazza San Carluccio, che colorate così sembrano discoteche di provincia, ma senza cuba libre e senza belle ragazze che ballano sui cubi. Da rivedere. Si salva piazza Fontana Grande, con la fontana illuminata a giorno (e senz’acqua) e l’ex tribunale colorato in modo più frivolo. Qui la gente passa con le auto e si ferma in mezzo alla strada per ammirare lo spettacolo: i vigili, inflessibili, fischiano a tutto spiano. Già, anche il traffico chiuso è una bella cosa: vedere piazza della Morte libera, per dire, è una goduria pazzesca per chi crede che le auto, nella città vecchia, non debbano più starci (non solo a Natale, non solo nei week end). E’ evidente però che certi flussi debbano ancora essere perfezionati, tipo la deviazione obbligata a piazza Fontana Grande, che scarica troppo traffico sulle anguste via Saffi e via della Pace: i commercianti sono giustamente incazzati, e la cosa poteva essere spiegata meglio, a loro e ai cittadini. “Ma quella delle luci resta una bella iniziativa”, dicono gli stessi negozianti.
Altri commenti? A parte i pupi entusiasti di cui sopra, ecco l’architetto Raffaele Ascenzi, già autore della indimenticabile Macchina di Santa Rosa Ali di Luce: “Tutto molto bello”, dice. Qualcuno le ama, altri meno, come un gestore di un locale in pieno centro: “Settantamila euro per questa cosa? Ma che siamo matti”, dice Filippo. Altri ancora si domandano se l’unico modo per far vedere Viterbo sia “coprire” i suoi monumenti con le immagini proiettate. Una contraddizione in termine.
Punti di vista, punti di luce. E luce è stata, mai vista prima da queste parti e perciò da valutare con attenzione nelle prossime due settimane. Di sicuro, il Natale viterbese è già diverso dal passato. Questo è un fatto.









