12022026Headline:

“Centro storico e turismo: ecco cosa manca”

Massimiliano Forieri

Massimiliano Forieri

Dunque, il primo gennaio ultimo scorso Montepulciano era tutto un pullulare di botteghe artigiane aperte e operative, di bar e ristoranti tutti esauriti, di prodotti tipici sbattuti in facia al turista che, a quel punto, doveva soltanto aprire il portafoglio e strisciare la carta di credito. Miracolo toscano? No, perché lì – come in Umbria, come in Emilia, come nelle Marche – le attività commerciali e turistiche partono già con un gol di vantaggio ripetto alle realtà nostrane. Merito di norme più snelle, di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, di un sistema virtuoso in generale e di alcune altre accortezze che qui ci possiamo solo sognare.
“Ma attenzione, perché è sbagliato dire che a Capodanno a Viterbo non c’era un bar aperto in centro. C’erano, solo che i turisti non sapevano come e dove trovarli. Se il Comune vuole far stare aperti i bar e i ristoranti, dovrebbe fare di tutto per segnalarli, magari con dei cartelli stretegici, come si fa per le farmacie di turno. A Venezia, e mi rendo conto del peso del paragone, dallo sbarco del traghetto fino a piazza San Marco ti fanno passare praticamente davanti a tutti i ristoranti della città, basta seguire le indicazioni turistiche”. A parlare è Massimiliano Forieri, uno dei soci del negozio Ejelo, boutique del gusto in via Annio, e parla con senno, perché la sua attività ha lavorato (e tanto) in questi giorni di festa: “Più dell’anno scorso, sicuramente, anche se non credo che dipenda dalle manifestazioni studiate quest’anno per il centro, che sono state pubblicizzate poco fuori dalle mura. Semmai con la crisi, le mete a corto raggio, in Italia, funzionano di più”.
E qui entriamo nel vastissimo e controverso argomento del gap che separa Viterbo (presunta città d’arte e di cultura) col resto della concorrenza nel centro Italia, le città medie o piccole, chiaro, perché coi bestioni come Firenze e Perugia non vale neanche la pena azzardare il paragone. “Intanto, premetto che le cose positive ci sono. Penso ai ragazzi del museo Colle del Duomo, e alla Tuscia tourist card che si sono inventati. Oppure a Caffeina che, se lasciata crescere e non strumentalizzata, potrebbe diventare una cosa ancora più importante per la città”, dice Forieri. Che poi illustra, dal suo punto di vista privilegiato da operatore del settore, tutti i limiti del (non) sistema Viterbo.

Il negozio Ejelo

Il negozio Ejelo

“Ci sono tanti esempi. Il primo che mi viene in mente, leggendo il resoconto di Viterbopost, è che da noi non esiste la licenza per la somministrazione. Nel nostro locale abbiamo dovuto chiedere la licenza come bar, perché una via di mezzo non c’è: o negozio o bar o ristorante. E questo è un grosso limite normativo – considera Forieri – Un’altra cosa che mi viene in mente è il marchio: perché non pensare ad un marchio unico viterbese? Qui invece è tutto un fiorire di doc e iniziative diverse, dalla Camera di Commercio alla Confesercenti, alla Coldiretti. Non c’è un sistema integrato, insomma, una griffe unica e immediatamente riconoscibile. Così può succedere che i turisti mi chiedano le carote viola, che si sono estinte da un paio di secoli, e non conoscano invece la susianella, un salume tipico dimenticato che ora alcuni stanno tornando a produrre. La N’duja invece, la conoscono tutti, e tutti la associano naturalmente alla Calabria. Noi non abbiamo questo livello di immagine: le persone che vengono, al massimo, hanno sentito parlare del palazzo dei Papi e della Macchina di Santa Rosa”.
C’è chi sta messo molto meglio di noi, e c’è chi invece non ci fila di pezzo. La conferma arriva da un altro paio di esempi che Forieri presenta con molta tranquillità, senza mica voler far polemiche, ma con l’occhio di uno che queste cose le tiene d’occhio per lavoro. “Sono andato sui siti delle compagnie crocieristiche che fanno scalo a Civitavecchia, sbarcando turisti da tutto il mondo. Be’, tra le escursioni programmabili da Msc, Costa Crociere e altre compagnie, si trova di tutto: Roma, naturalmente, Toscana e Umbria. Ma Viterbo non c’è. E non mi si dica che è una ragione di distanza e di superstrada incompleta: c’è l’escursione a Montalcino, e nella Tuscia perché no? Perché un esponente istituzionale, super partes, non si prende la briga di invitare i manager di queste compagnie per un bel giro tra le bellezze di Viterbo e Provincia?”. Domanda legittima, e non si sa perché nessuno lo abbia mai fatto prima: forse perché l’idea è troppo banale.

E giusto per rinfrancare la coscienza di chi a Capodanno è rimasto chiuso, ecco l’erba del vicino: “Alcuni miei amici a Capodanno sono andati a Orvieto per l’Umbria jazz. Tutto esaurito, a partire dai parcheggi. Sono dovuti andare a Orvieto scalo, dove lasciare le auto per prendere i mezzi, ma era tutto bloccato”. Code per le strade uguale code nei locali, nei negozi, nei musei eccetera eccetera…

Policy per la pubblicazione dei commenti

Per pubblicare il commenti bisogna registrarsi al portale. La registrazione può avvenire attraverso i tuoi account social, senza dover quindi inserire ogni volta login e password o attraverso il sistema di commenti Disqus.
Se incontrate problemi nella registrazione scriveteci webmaster@viterbopost.it
Portale realizzato da