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Libreria del Teatro, addio

libreria teatro (1)Fuori fa freddo. È piovuto negli ultimi giorni e l’umidità penetra nelle ossa. È buio. Due cascate di luci natalizie ravvivano quanto basta le arcate del locale. La musica che ne esce è quella di un sassofono jazz. Entrando invece predominano il bianco nelle pareti ed il crema sugli scaffali. Pile di libri immobili presentano un tagliando con percentuale di sconto da capogiro. La gente di passaggio osserva in religioso silenzio. Saluta distinta e se ne va. L’atmosfera è malinconica. Surreale. Ma stranamente piacevole.

Quanto appena descritto potrebbe tranquillamente essere l’incipit di un romanzo noir. Ed invece si tratta di piazza Verdi, Libreria del teatro. Un tassello culturale viterbese, attivo dal 2008, destinato a chiudere i battenti a breve. Il “fuori tutto” sull’uscio non lascia alcun dubbio. “Una decisione sofferta – dice la proprietaria, Giusy Altieri – E’ un anno intero che ci penso. Ma anche una scelta inevitabile. Prima o poi doveva succedere. Non mi è possibile andare avanti”.

Quando scompare una bottega di questo tipo ci si interroga sempre sul perché. “Il mercato è fatto così – prosegue – La grande distribuzione ha messo il cappio. La crisi lo ha stretto. E Internet ha contribuito a due mani nel soffocarci”. Da un lato quindi i centri commerciali, che (s)vendono testi a bassissimo prezzo. Facile, quando se ne possono ordinare a tonnellate. Dall’altro la rete, che in primis attraverso gli ebook rende fruibile e immediato l’acquisto a due spicci. Inoltre mette tanta (troppa) voglia di bighellonare e poca di sfogliare pagine utili. Ma non solo. “La cultura andrebbe difesa – stavolta la Altieri entra nello specifico – Non mi sembra però che la politica sia disposta a darci una mano. Non vendiamo beni di prima necessità, anche se per molti lo sarebbero pure. E in tanti sono costretti a rinunciare per questioni economiche”.

C’è poi l’aspetto locale. Quanti libri si comprano a Viterbo? “Non credo che siamo una provincia meno desiderosa di conoscenza di altre – chiarisce – tant’è che il settore soffre nell’intero Stivale. Certo si potrebbe invogliare il cittadino con sistemi alternativi. Noi ad esempio avevamo creato un vero e proprio contenitore. Un angolo bar, possibilità di pasteggiare. Presentazioni, incontri con autori. Concerti. Poi però arriva il momento di farsi due conti. Tasse, affitti, bollette. Non ci si riesce più. Si è tentata anche la creazione di un consorzio tutto viterbese. E la burocrazia ci ha bloccati. Quindi basta”.

Ed ora? Mica si può abbandonare un progetto partito nel lontano ’92. “Sto al terzo spostamento – ci scherza sopra – E’ vero che non c’è due senza tre… Ma stavolta saremmo a quattro. Devo riposare. E a bocce ferme capire come reinventarmi. Nel mentre ringrazio gli amici, che passano non solo per prendersi qualche titolo buono ma anche per salutare con affetto”.

E noi ci uniamo. Però con un “arrivederci”. Che magari è meno triste e auspica ad una prossima riapertura.

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