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Sanità, rapine e buoni propositi

La fattura-rapina

La fattura-rapina

A proposito di sanità. Mi è capitata tra le mani, nei giorni scorsi, una nota del consigliere regionale Riccardo Valentini che beatificava la Regione di Nicola Zingaretti sulle scelte della Regione “per costruire un sistema sanitario più forte, coeso e integrato”.

“Un modello – diceva Valentini – basato su novità importanti a partire da un bilancio virtuoso che nel 2013 ha visto i conti della sanità migliorare nonostante la riduzione del fondo sanitario. Il deficit chiude infatti a 610 milioni di euro, nonostante il taglio di 109 milioni di euro, e a fine anno il saldo è in positivo di 112 milioni di nuovi risparmi”.

Vabbè. Di questo non si può che essere felici. Così come non si può non concordare sulle novità che il consigliere regionale annuncia: “Lo sblocco del turn over e l’aumento delle deroghe per superare del tutto il blocco delle nuove assunzioni, così come il pareggio di bilancio dei conti della sanità a fine 2015. La Regione conta infatti di raggiungere questo risultato grazie a tre interventi che comporteranno notevoli risparmi: 1) il taglio agli sprechi nell’acquisto di beni e servizi pari a 278 milioni di euro, grazie alla Centrale Unica; 2) il ricalcolo della popolazione censita dall’Istat che porterà almeno 300 milioni di euro; 3) la razionalizzazione della spesa farmaceutica per 61 milioni di euro. Previsto anche un investimento di 31 milioni di euro per l’integrazione sociosanitaria, con il potenziamento della sanità territoriale e dell’integrazione sociosanitaria. In quest’ottica è stato aperto il tavolo delle regole sulle Rsa (Residenze sanitarie per anziani) con imprenditori e organizzazioni sindacali”.

L'ospedale di Belcolle

L’ospedale di Belcolle

E ancora: “Verrà razionalizzata la spesa senza tagliare l’assistenza. La spesa ospedaliera rappresenta oggi più della metà della spesa totale della sanità del Lazio, il 53% contro il 44% della media nazionale. Per questo la Regione è al lavoro sulla riqualificazione della rete ospedaliera a partire dai criteri di appropriatezza e riforma organizzativa, senza tagliare l’assistenza ma razionalizzando i costi di gestione. Verranno poi abolite le macroaree, con il potenziamento della sanità delle province Nord e Sud del Lazio, Viterbo e Latina. Il Santa Maria Goretti di Latina diverrà Dea (Dipartimento d’emergenza e accettazione) di secondo Livello. L’ospedale di Belcolle, attuale Dea di primo livello, sarà invece ulteriormente potenziato (ma non doveva diventare anch’esso Dea di secondo livello? ndr). Inoltre verrà completato il circuito delle Case della salute e avviato il progetto di presa in carico dei pazienti cronici”.

Valentini chiude la sua ottimistica nota con un messaggio che dovrebbe essere rassicurante (“Scelte strategiche. Scelte per uscire definitivamente dall’emergenza e creare un nuovo modello di sanità al servizio del territorio e dei cittadini”), ma che purtroppo si scontra con la dura realtà con cui, chi ha problemi di salute, deve confrontarsi quotidianamente.

Giorni addietro s’è parlato delle esiziali carenze di un Pronto Soccorso che riesce a fatica (e che fatica) a far fronte alla domanda. Le liste d’attesa per prestazioni sanitarie assomigliano sempre più (per la loro lunghezza) alla “Transiberiana”. Ma poi, a chi frequenta Belcolle e dintorni, capita anche di scoprire certe “chicche” che fanno roteare i maroni come vere e proprie trottole.

Prendete quello che è capitato a un paziente giorni addietro: doveva eseguire due analisi delle urine (proteine urinarie e urea) che hanno un costo totale di 2,26 euro. Ebbene, il conto da pagare è stato di 16,26 euro, perché gli altri 14 sono il balzello che va pagato alla Regione che deve riparare ai suoi sprechi. Non è una rapina (e neppure a mano armata)?

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