21052024Headline:

Caro Macchitella, perché non parli?

merloVero è che nei giorni una delegazione di politici (con due consiglieri regionali) ha visitato il Pronto Soccorso di Belcolle, costatandone con mano tutte le carenze strutturali già note purtroppo alla cittadinanza, e soprattutto a tutti coloro che – per loro sfortuna (doppia) – sono costretti a servirsene.
Vero è che alla delegazione sono stati riferiti numeri da far paura: una media di 150 persone al giorno e 50 mila l’anno. Con appena 15 letti a disposizione. E i turni prevedono la presenza contemporanea di soli 7 infermieri e 2 o 3 medici. Che, chiaramente, hanno pure bisogno di ferie, riposi e malattie.
Vero è che la situazione si trascina ormai da molto tempo, in quanto, dopo il ridimensionamento dei piccoli ospedali, il Pronto Soccorso di Belcolle è diventato punto di riferimento per larghe aree della Tuscia, con conseguente innalzamento della domanda di assistenza.
Vero è che, al termine della visita, il consigliere regional del Nuovo Centrodestra Daniele Sabatini ha sentenziato: . “La criticità è dovuta chiaramente alle incertezze gestionali e direzionali. Stiamo ancora parlando di commissario straordinario. Non c’è un direttore. È assurdo. Faccio un solo esempio, manca la figura del neurochirurgo. Che è presente solamente nei giorni feriali e fino alle ore quindici. Il quadro è allarmante”.
Vero è che anche Pietro Sbardella si è espresso sulla stessa linea: . “Non ne facciamo un caso demagogico, perché qui i colori politici c’entrano poco. È la debolezza di fondo che risulta sconcertante. Belcolle è un Dea di primo livello con poco personale, con lavoratori a tempo determinato e liberi professionisti. Gli infermieri risultano metà circa rispetto a quanti effettivamente ne servirebbero. O il commissario si rimbocca le maniche, oppure che si dimetta. Occorre un impegno concreto. A quando la nomina del direttore generale?”.
Vero è che di fronte a tali contestazioni la Asl è rimasta muta come un pesce, preferendo la via del silenzio. Anzi, al cronista che ha provato a richiedere una replica, è stato detto – in via informale – che trattasi solo di una polemica politica cui è meglio non dare seguito.
Vero è che invece la dirigenza della Asl (a cominciare dal commissario straordinario Luigi Macchitella, per proseguire col direttore sanitario dell’azienda Patrizia Chierchini e per finire col direttore sanitario dell’ospedale Giuseppe Cimarello) le risposte avrebbe il dovere di darle. Non ai politici. Ma ai cittadini. Che arrivano al Pronto Soccorso sofferenti (e anche in pericolo di vita) e sono costretti ad andarsene pure incazzati neri dopo attese bibliche nell’area triage.
Vero è infine che queste risposte – visto che la sanità dipende, purtroppo, in tutto e per tutto dalla politica – potrebbero e dovrebbero darle i consiglieri regionali di maggioranza Enrico Panunzi e Riccardo Valentini, i quali invece si limitano, di tanto in tanto, a osannare con acconci comunicati stampa il presidente Nicola Zingaretti quando in consiglio regionale viene preso un benché minimo provvedimento in questo settore.
Ps.: Vero è altresì che soprattutto il consigliere Panunzi (assiduo frequentatore della Cittadella della salute) potrebbe interessarsi al problema e proporre una qualche soluzione (altrimenti, cosa ci va a fare un giorno sì e l’altro pure dal commissario Macchitella?).

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