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Sul Bilancio è muro contro muro

Una veduta della sala d'Ercole durante la discussione s

Una veduta della sala d’Ercole durante la discussione s

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Nonostante i ventilatori sparati in faccia e i caffé, e “per fortuna che hanno riattivato il collegamento pubblico wi-fi”, così si può pure cazzeggiare su Facebook. Salvate il consigliere Ryan, condannato a dieci giorni di sedute continuate per discutere – e semmai, un domani, approvare – il Bilancio 2014 del Comune di Viterbo. Salvate il consigliere Ryan, occhiaie e sbadigli e fine pena mai.
Già, perché se in queste ore i senatori della Repubblica sono alle prese con ottomila emendamenti che l’opposizione ha sfornato per rallentare – o comunque incasinare – la riforma parlamentare, i loro colleghi poveri (poveri perché uno stipendio da senatore se lo possono soltanto sognare) di Palazzo dei priori se la debbono vedere con un ostruzionismo ancora più duro. Pare che la minoranza, da queste parti, non abbia badato a spese per toner e risme di carta: gli emendamenti, tra quelli al regolamento e quelli al Bilancio vero e proprio, alla fine potrebbero arrivare a quota 20mila. Con la data del 10 agosto come punto di arrivo, o di non ritorno, di questa tortura cinese di consigli comunali, ad oltranza, giorno per giorno, finché in piedi, di consigliere, ne rimarrà soltanto uno.
I maestri anglosassoni lo chiamano filibustering, in memoria dei corsari: per loro l’ostruzionismo d’aula è fatto soprattutto di discorsi infiniti, spesso inutili, tesi solo a far perdere tempo e ad intralciare il voto finale. I pirati viterbesi – e italiani – invece preferiscono scrivere, forse per tutelare corde vocali e vescica: centinaia e poi migliaia di emendanenti, da discutere e poi votare uno per uno, ad appello nominale. Si aggiunga il caldo della sala d’Ercole e lo stress che si accumula, e ne viene fuori uno strazio allucinante.

I tabagisti Quintarelli, Ciorba e Troili durante una pausa sigaretta

I tabagisti Quintarelli, Ciorba e Troili durante una pausa sigaretta

Ieri era solo la seconda seduta e c’era, diciamo così, l’entusiasmo dell’inzio. Con le rispettive parti che tenevano le posizioni come se fossero sulle trincee della Marna. Da un lato, la maggioranza, rifocillata dai proclami (“Non è un problema rinunciare alle ferie”) e soprattutto dai biscottini di Daniela Bizzarri. Sul fronte opposto, l’opposizione, corente con il piano di battaglia: visto che quelli là hanno respinto la nostra proposta di trovare un accordo per ridurre la pressione fiscale, ci mettiamo di traverso come un Kobayashi alla partenza. Ed è proprio su quel milione e mezzo di abbassamento delle tasse – proposto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Fondazione e Viterbo2020 – che si gioca questa partita. Se la maggioranza cede, sarebbe una grande vittoria politica per quegli altri (e per tutti i viterbesi), se invece tira diritto, si va ad oltranza.
Con dei dubbi importanti. Intanto di umana resistenza, visto che ai trucchetti classici (anticipare la discussione dei punti sui quali non si può fare melina), dai banchi d’opposizione si replica con puntualizzazioni e contradditori affidati ai draghi del genere, da Ubertini (un leone) a Buzzi. E poi, altro rebus: riusciranno i nostri eroi a non resistere al richiamo delle ferie, magari già prenotate? Per questo si sondano le agenzie di viaggio: quando parte Mongiardo? E’ Fabbrini? E Frontini? Per il momento, tutti presenti, tutti compatti, ma ogni giorno (ogni ora) che avvicina alla settimana di Ferragosto sarà un canto di sirena in più, specie per i consiglieri più fragili.
E mentre la battaglia psicologica continua, e mentre si avvicina il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti (mezzogiorno di domani), i nostri non mollano. Tra pause caffé, sigarette fumate sulla loggia del cortile del Palazzo, riunioni e ricevimenti anche di ospiti esterni (ieri, a dare conforto morale alla minoranza c’era il consigliere regionale Sabatini e mezzi Fratelli d’Italia della Provincia), si va avanti. Cercando disperatamente caricabatterie (più richieste delle pasticche di simpamina: o tempora, o mores) e sorseggiando acqua gassata. Perché si sa, dopo un po’ l’ostruzionismo fa venire una sete bestiale.

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