25042024Headline:

Grattarola e il mostro creato in Provincia

Federico Grattarola

Federico Grattarola

Potrebbe essere definito lodevole l’impegno del capogruppo del Pd in consiglio provinciale Federico Grattarola sul tema dei precari che lavorano a palazzo Gentili. Gente assunta con contratti a tempo determinato nel corso degli anni che, mese dopo mese, ha oggi maturato una certa anzianità e aspira (giustamente, dal suo punto di vista) a una sistemazione definitiva per poter programmare al meglio la propria vita.

L’ex sindaco di Vignanello, molto sensibile alla problematica, si rende conto che “l’evoluzione normativa sulle Provincie,  insieme a un contesto generalizzato di taglio di trasferimenti centrali, sta gettando, di fatto nell’incertezza la sorte dei precari”. E non si nasconde l’estrema difficoltà di dare loro risposte positive ed esaustive, che appaiono proibitive sia per la normativa, che per la carenza di fondi.

Ma Grattarola, convinto delle sue idee, non demorde e aggiunge: “Però una cosa mi sento di dirla: l’appoggio mio e del Pd che ho l’onore di guidare in Provincia non è mai mancato e non mancherà nemmeno questa volta nella battaglia più dura e difficile. E’ necessario mantenere alto il livello di attenzione e analizzare attentamente tutte le possibilità, anche se limitate, in campo”. E ancora: “Intendiamo e vogliamo perseguire ogni strada percorribile per poter dare un minimo di certezza a chi per molti anni ha prestato servizio nell’interesse dell’amministrazione provinciale. E’ necessario in questo momento fare quadrato e proseguire questa battaglia collegialmente, come è sempre avvenuto, perché il problema del lavoro non può essere relegato a vertenza di parte ma è soprattutto una questione di civiltà volta a difendere e tutelare un valore sociale soprattutto in un contesto così difficile, come quello che viviamo, che distrugge le speranze e le aspettative”.

Belle parole quelle di Grattarola, che però non tengono conto del peccato originale che questi precari (tutte persone stimabilissime) si portano dietro. Ovverosia il modo col quale sono stati assunti.

Già, perché la moda del contratto per tre o sei mesi rinnovabile all’infinito è cominciata e si è evoluta a palazzo Gentili all’inizio del terzo millennio (prima con la giunta Marini, poi con quella Mazzoli) e ha prodotto il mostro che oggi è piuttosto complicato continuare a gestire. Giacché le assunzioni sono avvenute per lo più “a chiamata”, sfruttando i meandri (tutti legali, per carità) di una legislazione che, mentre da una parte stoppava i concorsi per i posti di lavoro a tempo indeterminato, dall’altro consentiva che si tappassero i buchi della pianta organica lasciando alla politica (quella con la p minuscola) ampia discrezionalità sulla gestione delle nomine. E ovviamente la politica ne ha approfittato, senza troppi scrupoli. Ha ragione Grattarola: in maniera bipartizan.

Senza voler fare la lista dei buoni e dei cattivi, va solo ricordata l’esagerazione (chiamiamola così) della giunta Mazzoli, che nel 2010 chiamò a lavorare un certo numero di persone (qui la memoria mi falla) a pochissimi giorni dalla scadenza del mandato.

E ora, secondo la più classica delle tradizioni italiane, il capogruppo del Pd si preoccupa (e molto) del destino di questi poveri disgraziati, illusi e delusi da politici (anzi, da politicanti) che hanno fatto del clientelismo di piccolo cabotaggio il loro credo, pensando di agire per il bene delle persone (pardon, dei loro amici) e creando invece situazioni assurde e complicatissime da gestire.

Giacché oggi i precari hanno ragioni da vendere (se uno sta lì da dieci anni aspira giustamente a un posto fisso), ma restano comunque dei privilegiati rispetto ad altri che – non si sa (o si sa bene) per quali motivi – non hanno avuto la loro stessa occasione.

A Federico Grattarola una sola domanda: perché non si preoccupa di quelle altre migliaia di giovani viterbesi che, in assenza di concorsi pubblici, non hanno potuto giocarsi nessuna possibilità per lavorare in Provincia? Non ritiene che anche per loro il lavoro sia una questione di dignità?

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1 Commento

  1. Hunter McCoy ha detto:

    …e pensare che Mazzoli, nonostante l’ecumenico vizio di far entrare negli enti pubblici tutti i suoi simpatizzanti a nostre spese, è riuscito a far carriera nel classico stile “Urlaubsland italien”, quello che ci ha reso orgogliosamente conosciuti in tutto il mondo con l’assunto “se sei intrighino diventi qualcuno”.
    Il problema dei “provinciani” – antichi dimoranti del palazzo dalle sconosciute attribuzioni e misteriose utilità – è che all’infuori della loro paradisiaca Shangri-la ignorano totalmente quali siano i diritti e le difficoltà delle persone che la mattina non hanno la fortuna di varcare la soglia del palazzo incantato perché nel loro tabernacolo(lavorativo) non ci sono santi (politici) da pregare.
    E poi pensano che a Viterbo a venir meno sia la cultura! Forse perché la confondono con l’etica.

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