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Con Ati alla scoperta degli etruschi

Experience Etruria unisce tre regioni e 18 comuni nel nome dell'antico popolo

La mostra "Il volto di pietra degli etruschi" al museo civico

La mostra “Gli etruschi dal volto di pietra” al museo civico

Lei si chiama Ati, e un giorno potrebbe diventare la nostra Pocahontas, la nostra Masha (ma senza orso). Lei si chiama Ati ed è una fanciulla di oltre duemila anni fa ma aspira a diventare il simbolo di un territorio, quello degli etruschi. In questo volto ricostruito con cura filologica, seguendo gli affreschi e le sculture dell’epoca, c’è tutto il senso di Experience Etruria, il progetto che vede coinvolta la Sovrintendenza archeologica dell’Etruria meridionale e diciotto comuni tra Lazio, Toscana e Umbria. Viterbo e Orvieto sono i capofila e dietro c’è tutta una storia da raccontare. Perché al di là degli eventi in corso (nel capoluogo della Tuscia ci sono due mostre al museo civico e alla rocca Albornoz, fino al 31 ottobre, riunite sotto il titolo In alto i Kantharoi) il panorama è più ampio, e potrebbe anche ingrandirsi ulteriormente.

E’ quello che spera Luisa Ciambella, la vicesindaco di Viterbo che insieme al collega assessore di Orvieto hanno avuto l’idea originaria: “Era lo scorso ottobre, ad un convegno dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani – spiega Ciambella – Ci siamo detti: dobbiamo fare qualcosa per l’anno internazionale degli etruschi, e per Expo naturalmente. Due opportunità uniche che questa parte d’Italia non può certo perdersi”. Già, ma tra dire e il fare, ci sono diversi problemi da risolvere, specie per un amministratore pubblico dei tempi moderni: la burocrazia, i soldi che non ci sono mai, i tempi stretti. Ci pensa l’ex ministro Fioroni a prendersi a cuore la causa. Arriva l’incontro con il capo di gabinetto del Mibact, Giampaolo D’Andrea, che apre le porte al collegamento con la Sovrintendenza e l’appoggio tecnico. Arrivano le lettere spedite a tutti i Comuni che potrebbero essere interessati, e arrivano anche le risposte: totale 18, che poi diventano 25 se si considera alcuni centri intorno a Chiusi, aggregatisi con un subprotocollo. Nella Tuscia ci sono, oltre al capoluogo, Tarquinia,  Tuscania,  Bolsena,  Montalto di Castro,  Canino. E manifestazioni di interesse vengono pure dall’Emilia, dalla Campania. A finanziare ci pensano quei benemeriti della Fondazione Carivit.

Il sindaco e il vicesindaco con le autorità all'inaugurazione della mostra

Il sindaco e il vicesindaco con le autorità all’inaugurazione della mostra

Ma cos’è Experience Etruria? E’ un sacco di cose. Intanto, i percorsi sensoriali, che detto così sembrerebbe una di quelle pratiche new age e invece no. Sono quattro, visualizzabili su una mappa (cartacea o digitale, scaricabile dal sito www.experiencetruria.it): le vie dell’acqua, le vie del vino e del sale, le vie dell’olio e del grano, le vie dei boschi. La natura e i prodotti, eccolo il legame con Expo. I percorsi uniscono tutti i comuni del progetto, senza confini di regioni e province, in una lingua universale che azzera tutti i dialetti. Poi c’è il sito internet di cui sopra, un portale in italiano e in inglese dove le rispettive amministrazioni possono inserire, mano a mano, gli eventi organizzati sul tema etruschi. Per Viterbo, al momento, ci sono le due mostre di cui sopra.

“L’aspetto interessante è che parliamo di un progetto in divenire, che non scade e che ci auguriamo duri a lungo, cavalcando tutti gli aspetti della cultura e della storia del popolo etrusco, certo, ma anche rappresentando un veicolo di promozione del territorio e di collaborazione tra i luoghi dell’Italia centrale. Per esempio in prospettiva del prossimo Giubileo, per il quale ci stiamo già attrezzando”, dice Ciambella. Che si prepara, insieme ai colleghi, per la presentazione ufficiale ad Expo, nella settimana del 6 al 12 luglio, naturalmente sotto la Macchina di Santa Rosa, che etrusca non è ma di sicuro è bella, tanto bella.

E naturalmente c’è Ati, la pulzella che viene da un’altra epoca e che è il simbolo di Experience Etruria. Nata per promuovere la mostra in 3D al museo di Villa Giulia, è stata creata in collaborazione con il Cineca, il consorzio di settanta università italiane, e il Dams di Bologna. Ci stanno facendo un cartone animato di una decina di minuti, di cui sono visibili trenta secondi di trailer sul sito. “Puntiamo a farla diventare il simbolo degli etruschi nel mondo”, spiega Ciambella. Le potenzialità del marchio, a livello di merchandising sono indiscutibili, e c’è già chi pensa a bambole, gadget, film e chissà cos’altro. A proposito: Ati non vuol dire “Associazione temporanea di imprese”, ma mamma in etrusco. Apa invece vuol dire papà. E in fondo è giusto così, perché etruschi erano i nostri genitori.

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