21062024Headline:

Talete, è il momento della resa dei conti

All'ordine del giorno anche la due diligence. Si va verso il gestore unico regionale?

Il presidente di Talete Stefano Bonori e (a sinistra) il responsabile dell'area finanziaria Luigi Casarin

Il presidente di Talete Stefano Bonori e (a sinistra) il responsabile dell’area finanziaria Luigi Casarin

E’ il giorno della resa dei conti. E non è un’espressione casuale visto che all’ordine del giorno dell’assemblea dei soci di Talete c’è proprio il bilancio consuntivo 2014, chiuso come è noto con una perdita secca di 4,3 milioni di euro e qualche spicciolo. Una montagna di debiti che va a sommarsi alle perdite degli anni precedenti, portando il totale a cifre iperboliche. E’ un momento decisivo per la società (completamente pubblica) cui è affidata la gestione del servizio idrico integrato: non ci sono più margini per manovre dilatorie e/o marginali: qui bisogna prendere decisioni importanti e non più rinviabili. A rischio non solo il futuro dell’azienda e dei suoi 153 dipendenti, ma anche quello delle famiglie e delle imprese viterbesi che in un futuro nemmeno tanto lontano potrebbero ritrovarsi a pagare i servizi a costi maggiori e ad un soggetto esterno. Che non è il male assoluto, per carità, ma la semplice certificazione dell’incapacità della classe politica (nella sua globalità e in ogni sua espressione) ad occuparsi di un bene pubblico come l’acqua.

L’aria che tira è che diversi primi cittadini non parteciperanno all’incontro di stamattina (10,30, Palazzo Gentili) quasi a testimoniare un distacco fisico da vicende che invece interessano tutti noi e dunque, in primis, i sindaci eletti dai cittadini. Cioè le stesse persone che negli anni scorsi avevano approvato i bilanci senza colpo ferire fino a precipitare nell’attuale baratro. Si percepisce inoltre la sensazione che si voglia ulteriormente tergiversare in attesa essenzialmente che la Regione decida e legiferi sui bacini idrografici del Lazio (data di scadenza 30 settembre). E qualora questo non avvenisse, dovrà direttamente intervenire lo Stato con i poteri sostitutivi che di fatto equivarrebbero ad un commissariamento forzato. Assai complicato che i comuni possano impegnarsi in operazioni di un certo respiro che comunque imporrebbero un’assunzione di responsabilità e anche un esborso economico, impensabile in una situazione di crisi che coinvolge tutte le amministrazioni comunali. Allora, la discussione di stamattina con ogni probabilità si limiterà ad una presa d’atto con l’analisi della due diligence e l’esame del bilancio, ma senza decisioni concrete che consentano alla Talete di andare avanti con un minimo di serenità.

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti

Va detto anche con estrema chiarezza che una normale società di capitali avrebbe già da tempo dovuto portare i libri contabili in tribunale a fronte di una situazione debitoria assai estesa e di un capitale sociale di circa 400mila euro che definire marginale è solo un eufemismo. Sembra la strada obbligata verso il gestore unico regionale (attualmente ce ne sono oltre un centinaio in tutto il Lazio) con affidamento della gestione ad un privato, unanimemente pronosticato e individuato in Acea, la società detenuta al 51% dal Comune di Roma con una consistente presenza di soci privati (Caltagirone e gruppi francesi). Ipotesi peraltro candidamente enunciata dallo stesso presidente Zingaretti poco meno di un anno fa proprio qui a Viterbo. Un’eventualità che Sel, attraverso una nota, vuole scongiurare: “Sarà l’ultimo atto per affossare la gestione pubblica di un bene essenziale e per aiutare il passaggio all’Acea? Sarà questa l’azione che si chiede ai 60 sindaci dell’Ato: approvare insieme al bilancio un atto che di fatto certifica il loro fallimento come pubblici amministratori di una società sulla quale dovevano esercitare il controllo, affossando sia la ‘loro’ gestione pubblica ma aprendo anche un percorso per la ricerca di colpe e responsabilità? Noi non parteciperemo a questa farsa”. Da temere in debito conto le preoccupazioni dei lavoratori, molto probabilmente presenti stamane per far sentire il peso di una situazione di incertezza che si trascina da troppo tempo.

Va segnalato infine che il bilancio è stato approvato a maggioranza dal consiglio di amministrazione di Talete e che il Collegio dei sindaci revisori non ha espresso alcun parere su di esso. In sostanza, pur riconoscendo che è stato redatto seguendo tutti i principi e le indicazioni delle leggi vigenti, si è ritenuto che a fronte dei debiti accumulati e dell’esiguo capitale sociale, mancasse il requisito essenziale della continuità aziendale. Che sembra una maniera, nemmeno tanto elegante, per lavarsene le mani. Che è pure, a quanto pare, quanto potrebbe accadere nei saloni della Provincia: non decidere e aspettare ancora. Ma il tempo sta per scadere. Anzi, forse, è già scaduto.

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