14062024Headline:

“Ecco com’è cambiata la vita a Parigi”

Daniele Zena, ingegnere viterbese, racconta come si vive dopo gli attentati del 13 novembre

L'interno del teatro Bataclan di Parigi

L’interno del teatro Bataclan di Parigi

“Il 13 novembre ero uscito con gli amici e la mia compagna, siamo tornati subito a casa e lì siamo rimasti’’. Daniele Zena vive a Parigi da qualche anno, ormai. E’ ingegnere, ha sale in zucca e anche sangue freddo, gira il mondo per lavoro. E però quello che è successo quel giorno – gli attacchi, i morti, i kamikaze, la paura – non poteva lasciarlo indifferente. Oggi, passato l’impatto emotivo degli attentati, è in grado però di poter ragionare a mente fredda. Il tema è delicato: com’è cambiata la tua vita, la vita di tutti gli abitanti della Ville Lumière, da quel 13 novembre.

“Vivo sulla Rive Gauche, zona Saint Germain, e se già prima visitavo poco i quartieri a nord, adesso li evito proprio – racconta – Sono zone multietniche, dove i terroristi sanno muoversi, ma anche confondersi, o magari trovare complicità e appoggi. Così come cerco di evitare i posti isolati. In centro i controlli ci sono, magari discreti, ma ci sono: diciamo che un tipo sospetto non potrebbe passare inosservato sugli Champs Elysées’’. Ecco, i controlli: città militarizzata? Zena ci aiuta a ricondurre le cose nella giusta ottica, senza esagerazioni che possono subentrare se si vede il quadro da lontano, e con la mediazione spesso spettacolarizzata dei mezzi di comunicazione.

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