17042024Headline:

Il nuovo corso? Basta un giro al Corso

Alcuni commercianti vedono bene l'apertura di catene internazionali: "Portano gente"

Tiger, ha appena aperto al Corso

Tiger, ha appena aperto al Corso

La domanda è la stessa che ci si pone quando il Tom-Tom non funziona più e a cinquanta (vicinissimi) metri spunta il bivio che non ti aspetti: dove vogliamo andare?
Se lo sono chiesti in molti negli ultimi anni a Viterbo. Lorsignor politici, in primis e per dovere. Ma anche i commercianti, le associazioni di categoria, gli abitanti e magari pure chi all’ombra della Palanzana ci si è affacciato per caso.
Ora, qui non si tratta di scegliere se virare per Vetralla o rimanere sulla Cassia (quello è un altro discorso, pardon, un altro dramma). Qui piuttosto si dovrebbe pensare a pianificare il futuro di una città che avrebbe diverse risorse, ma che continua a navigare a rilento, a vista, e pure con calma (leggi immobilismo).
Una delle battaglie che rispecchia chiaramente quanto detto, è quella affrontata dai negozianti del Corso. Sempre meno, stando alle saracinesche chiuse. Sempre più incacchiati, stando ai dati di vendita e al volume della gente che la suddetta via la percorre al fine di acquistare.
Così, se la base è zero, magari si può ottimisticamente pensare che di scendere ancora non è possibile (qualcuno che scava a dirla tutta ci sta). E si può inoltre pianificare un futuro indirizzabile in due papabili canali. O si va incontro al modello “grandi città”. Catene su catene. Di cibo e di vestiti. Che se stai a Roma o a Parigi lo capisci solo dalle targhe delle auto. Oppure si opta per copiare (nel senso buono) centri come Orvieto, per non dire San Gimignano e simili.
La logica direbbe che forse la seconda opzione è logisticamente più fattibile. Botteghe, artigianato, cibo di zona e localini attirano certo il micro-turismo. Cioè, il turismo che funziona.

H&M, si vocifera aprirà a breve

H&M, si vocifera aprirà a breve

La realtà però è un’altra. Anzi, è opposta. E basta guardare i tempi recenti. Proprio al Corso ha infatti appena aperto Tiger, franchising danese di design low-cost. A breve si vocifera seguirà H&M, indumenti da giovani (e non) a quattro spicci.
Cosa ne pensano i commercianti? “Va bene – dicono una manciata, in coro – purché si riporti un tantino di movimento. Sennò è un mortorio”.
E da un lato hanno anche ragione. Rimane però da capire quanto il flusso “stile processione” che normalmente si riversa in certe boutique, potrà influire positivamente sul totale. Ammesso che molti (e ci si augura di sì) riescano a sopravvivere ancora un poco.

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