03022023Headline:

Chia: “L’Ater ci ha abbandonati venti anni fa”

Nel '96 arrivarono fondi per la ristrutturazione. Ad oggi pochi lavori e tante lamentele

Lo scempio dei bandoni

Lo scempio dei bandoni

Una volta si diceva: Chia, quattro case e una via. Un modo come un altro per (e senza offendere nessuno) sottolineare quanto il delizioso borgo teverino sia piccolo. Una bomboniera. Uno di quei siti dove il visitatore si sente dolcemente trasportato in un epoca lontana.
Ora, il problema però è che se già le case sono quattro, e in più manco gli si dà una ristrutturata, la bomboniera rischia di venir meno. E con lei tutto il matrimonio di contorno.
Cronistoria. “Nel 1996 fu raggiunto un accordo tra il Comune di Soriano nel Cimino, nella persona del sindaco Alessandro Pizzi, e l’istituto case popolari – spiega il Gruppo archeologico Roccaltia – per il recupero dell’antico borgo. Il progetto, presentato alla Regione Lazio per ottenere relativi finanziamenti, circa 7.5 miliardi di lire, era finalizzato alla creazione di un’edilizia residenziale di tipo pubblico, mediante la realizzazione di 25-28 alloggi, di attrezzature sociali e di infrastrutture urbane. Erano inoltre previsti il consolidamento della rupe tufacea su cui sorge il Castrum e la creazione di percorsi pedonali e di un accesso veicolare, con la realizzazione di un parcheggio a ridosso della cittadella”.
Conti alla mano, si sta parlando di venti anni fa tondi tondi.
Come stiamo messi perciò nel 2016? “Nonostante i finanziamenti ricevuti a più riprese dalla Regione – ancora loro – l’Ater ha effettuato solo una minima parte degli interventi. La messa in sicurezza della rupe, la demolizione delle strutture ritenute pericolanti, una parziale realizzazione di una strada di accesso. Si è inoltre provveduto ad una precaria messa in sicurezza del borgo mediante antiestetici bandoni. Una via provvisoria, divenuta definitiva, che da anni deturpa un sito medievale, meta frequente di visitatori”.

Un altro scatto di Chia

Un altro scatto di Chia

E dire che comunque la frazione ha il suo discreto numero di visitatori. “Benché sia stato più volte richiesto di installare strutture protettive in legno o comunque consone al luogo – proseguono – le lamiere divelte dal vento sono state recentemente sostituite da bandoni identici, alcuni dei quali peraltro sono già crollati, determinando situazioni di pericolo in quanto taglienti. Per di più, in mancanza di una manutenzione ordinaria, nell’area racchiusa dalla struttura, si è sviluppato un groviglio di vegetazione infestante rifugio di topi e vipere”.

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