03022023Headline:

Politica e giornalismo, troppi intrecci perversi

Riflessioni e considerazioni di varia umanità sorseggiando il caffè della domenica

trentarighe disegnoTra politica e giornalismo esiste da sempre un intreccio perverso e spesso pericoloso. I politici odiano i giornalisti, ma se ne servono; più o meno lo stesso accade a parti invertite: vale a Milano, come a Palermo. E vale ancor di più in una realtà piccola come Viterbo dove tutti, più o meno, conoscono tutto di tutti e dove, di conseguenza, si innescano meccanismi ancor più squallidi di interessi di bottega, favori da chiedere, prebende da ottenere. E magari anche fondi per iniziative di varia natura (e sulla cui rilevanza ci sarebbero da scrivere libri interi…) che generano antipatie personali. In nome delle quali poi si assumono posizioni di critica, anzi di stroncatura che non hanno reale fondamento nella realtà e che affondano le radici solo nel desiderio di vendetta.

Mi hai negato un contributo? Allora ti massacro a prescindere. Dinamiche perverse e inconcepibili per chi si ritrova una penna in mano e ha il compito, anzi il dovere di informare innanzitutto. L’insegnamento di stampo anglosassone, cioè la rigida separazione tra notizia e commento, è evidentemente carta straccia per chi si fregia di un tesserino che dovrebbe essere garanzia di professionalità e preparazione. E’ il caso di aprire una breve digressione su quanti esercitano la nobile professione di giornalista senza avere la minima idea di che cosa sia la comunicazione, senza preparazione, senza maestri alle spalle e solo in nome di un dannato tesserino ottenuto chissà come: costoro fanno danni enormi e sono il male maggiore di una categoria che, già di suo, brilla in generale per impreparazione e presunzione (due categorie che vanno sempre d’amore e d’accordo: “ciuccio e presuntuoso” si dice dalle parti di chi scrive).

Troppi perversi intrecci tra politica e giornalismo

Troppi perversi intrecci tra politica e giornalismo

Come che sia, resta in generale la brutta sensazione di un’informazione priva degli indispensabili requisiti di autonomia (dal potere di ogni genere) e autorevolezza, che si guadagna sul campo e non si ottiene automaticamente con l’iscrizione all’albo. Che, infatti, in Paesi seri non esiste. Come se David Letterman avesse dovuto prima passare da un qualunque Ordine regionale prima di poter tenere banco per decenni con la sua trasmissione: assurdo, semplicemente assurdo. Il fatto è che fino a quando i giornalisti saranno odiati (e comunque sempre usati) dal mondo della politica, la cosa rimane in ambiti abbastanza ristretti: basta saperne stare alla larga. E’ molto più grave che il mondo dell’informazione sia percepito dalla pubblica opinione come composto in larga misura da corrotti e corruttibili, gente pronta a vendersi al miglior offerente per poche decine di euro. E pronta a vendicarsi quando gli appetiti non vengono saziati. Non è così, per fortuna. E non c’è categoria professionale che non possa vantare (si fa per dire…) la presenza di scarsi, incapaci, corrotti e corruttibili. Nessuno, proprio nessuno può scagliare la prima pietra.

Buona domenica.

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