14042024Headline:

L’orto vóle l’omo morto. Fino a un certo punto

Con la primavera un italiano su quattro a lavoro. Boom delle attrezzature per coltivare

Orti urbani in mezzo alla città

Orti urbani in mezzo alla città

L’orto vóle l’omo morto, dice quello. Guarda che la terra è bassa, ricorda l’altro. Rosso di sera, domani si… trebbia, replica un terzo. Il più sfortunato della combriccola. Che qualsiasi tempo faccia, lui quello ha come destino mattutino. Eppure. Eppure con l’avvento della primavera (incerta, ma avvenuta) mezza nazione si è riversata sugli scaffali di coloro i quali vendono cose. “Vorrei le forbicine per depilare le zucchine”. “Gradirei una scala, che ho legato troppo alti i pomodori”.
Sono oltre 20 milioni gli italiani che si sono appena messi a lavoro nelle campagne. Nelle campagne. Ma pure nelle aiuole, nei terrazzi, nei balconi, nelle fioriere e ovunque ci sia spazio per ficcare un seme. A proposito, le patate crescono anche in verticale, dentro i (e non più “gli”) pneumatici. O tra fogli di cartone e paglia.
La piacevole novità la comunica la Coldiretti. Specificando che siamo divenuti un popolo di “hobby farmers”. E per conferma ci si può rifare ai dati relativi alle attrezzature per il gardening. Singolare il più 6% nella vendita delle motoseghe. Così come soffiatori e aspiratori (+8,5%), motozappe (+3,8%) fino soprattutto ai rasaerba robot (+16%). Ora, qua in mezzo ci stanno anche coloro i quali acquistano per poter operare con maggiore comodità (i pigri, per tagliar corto). Ma comunque i numeri sono significativi.
“Un italiano su quattro coltiva da sé piante e ortaggi – ancora Coldiretti – e lo fa soprattutto per la voglia di mangiare prodotti sani e genuini. Ma anche per passione (10%), e in piccola parte per risparmiare (4,8%)”.
E che quanto appena riportato sia sacrosanto non c’è dubbio. Il ritorno alla terra però non va visto solo come un’esigenza, un piacere alimentare, o una paura del “prossimo”. Nel (ri)abbraccio alla campagna infatti occorre considerare pure una piccola rivoluzione culturale. Un cambiamento. Una rinata coscienza collettiva. Poiché di fianco a chi eredita, a chi prosegue, a chi sceglie per non scelta, vi è una fitta schiera che sposa, che rinnova nel segno della sostenibilità, che decide di fare diversamente perché l’introduzione dell’industria in agricoltura ha fatto più male che bene.

Orto condominiale, sul tetto

Orto condominiale, sul tetto

Ed ecco quindi i novelli piccoli ma crescenti movimenti (biologico, naturale, biodinamico…). Dei quali, per comodità, ricordiamo il più cicciottello e attuale: la permacultura. Che non si ferma al campo e alla zappa, ma ha applicazioni e conseguenze (positive) in ogni singola azione giornaliera.
Non in ultimo, anzi, come anello di congiunzione tra tutti questi fattori, ecco alcune delle motivazioni che portano a fare, svescerate sempre da Coldiretti: “La passione per il lavoro all’aria aperta, la voglia di vedere crescere qualche cosa di proprio, il gusto di mangiare o offrire a familiari o amici prodotti freschi, genuini e di stagione, ma anche in alcuni casi di risparmiare senza rinunciare alla qualità in un difficile momento di crisi”.

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