22052024Headline:

PNRR dovunque, ma a Viterbo no per terme ed archeologia

A Viterbo si fa di tutto per restare indietro

Archeologi al lavoro

di Andrea Stefano Marini Balestra

Viterbo,1.2.23

La Giunta che governa la città di Viterbo, nonostante i piani PNRR siano in ritardo, non perde occasione per far conoscere che una pioggia di miliardi cadrà sulla Tuscia in virtù di questo unico e ricco Piano nazionale di ripresa resilienza per rimettere in sesto la Città che, si, sarà dotata di una pista ciclabile e di fantomatici percorsi attorno alle mura, ma, per sviluppo di termalismo ed archeologia nulla è stato previsto.

Pare proprio che a Viterbo, pur essendo un’eccellenza di natura per la presenza delle sua calde e solforose acque, nonchè territorio pieno di siti archeologici, nulla interessa ai suoi reggitori passati e presenti, di utilizzare i foni europei per il rilancio turistico interessato a terme ed archeologia.

Nessuno ne parla.

Nel frattempo, però, l’ingiuria del tempo danneggia quanto emerso dagli scavi e, se non fosse per volontari che ne curano i siti, nulla è previsto perchè l’oblio non definitivamente cada sulle pietre poste dai nostri avi per costruire città ormai scomparse dalle carte geografiche, ma non dai terreni dove erano.

Parliamo di Ferento. Oltre cento anni fa un illuminato cittadino viterbese, Luigi Rossi Danielli, in proprio, nelle sue proprietà, scopri Ferento, il suo meraviglioso teatro, le terme, il decumano, ma non potette andare oltre per scoprire il resto della città seppellita dopo la distruzione operata dai viterbesi nel 1172. Ferento era una città romana, aveva un’estensione di circa 60 ettari, per cui una campagna di scavi potrebbe portare alla luce tesori archeologici. A pochi kilometri da Viterbo c’è un’altra Pompei, ma nessuno se ne incarica di scoprirla.

Era l’occasione dei fondi del PNRR per avviare una campagna di scavi, quindi da subito creare fruibile un parco archeologico di interesse internazionale.

Oggi, per arrivare a Ferento, soltanto una strada malmessa e nemmeno un’idonea segnaletica.

Se Ferento piange, Castel d’Asso, Acquarossa e Norchia non ridono.

I rispettivi siti archeologici sono in pratico pubblico abbandono. Nessun’iniziativa parte dai comuni che li ospitano.

Eppure, proprio i fondi del PNRR qui potevano essere dirottati utilmente, certamente meglio di una inutile ciclabile.

Si parla tanto di Viterbo di Città a vocazione turistica, ma, dalla lettura del Portale nazionale sul Turismo, Viterbo non è citata come città termale.

Se lo fu ai tempi di Dante a maggior ragione dovrebbe esserlo oggi. Invece ?

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