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I “Pugnaloni” di Acquapendente, un secolare evento. La sua storia,tradizione ed arte

Gran consenso di popolo acquesiano, ma no solo

Un momento dell’evento

Redazione

Viterbo,21.5.23

Per la cortesia della Redazione di “L’Opinione”, facciamo partecipi i nostri lettori della storia di questo evento che da secoli si celebra ad Acquapendente

I Pugnaloni di Acquapendente: storia, tradizione e arte

di

Domiziana Fabbri19 maggio 2023

Ad Acquapendente il 1166 è stato l’anno che ha scolpito il futuro della strategica cittadina dell’Etruria meridionale attraversata dalla via Francigena. Il periodo storico, articolato tra Papi e anti-Papi, tra le ambizioni smisurate di un imperatore, Federico Barbarossa Hohenstaufen (1123 circa-1190), Re di Germania e Sacro Romano Imperatore dal 1152 al 1190, già duca di Svevia (dal 1147), conosciuto come il “Barbarossa”, intralciate dalla volontà dei Comuni di essere autonomi, ha cesellato un’epoca che ha lasciato una traccia indelebile nei ricordi, nelle tradizioni e nell’identità della comunità aquesiana.

Il “tedesco” Barbarossa aveva un obiettivo egemonico su l’Europa occidentale (“ideologica politica teutonica” mai scalfita nei secoli), e la sfida contro l’autorità papale si esternava combattendo spietatamente contro i Comuni. Vengono storicamente ricordati i Comuni lombardi (1154-1183), ed è in questo percorso che si ricordano le sei spedizioni del “Barbarossa” verso sud. La situazione geopolitica dell’epoca era omogeneamente complessa e, seguendo pedissequamente le tracce dei suoi predecessori, anche il Barbarossa si rifiutò di riconoscere la preminenza del papato sull’impero.

Il Concordato di Worms del 1122 stabiliva che la nomina dei vescovi era prerogativa papale, ma Hohenstaufen iniziò a nominare i suoi vescovi, infrangendo una norma determinante, che proprio i Comuni lombardi furono i primi a disconoscere, cacciando i vescovi di nomina imperiale. Alla morte improvvisa di Papa Adriano IV, nel 1159, convinto critico degli atteggiamenti imperiali, venne eletto Alessandro III (1159-1181) che, in osservanza della dieta di Besançon, del 1157 fu difensore della supremazia del papato sull’impero. Federico Barbarossa, nel febbraio del 1160, in opposizione al papato nominò un suo Papa, o meglio l’anti-Papa Vittore IV. Le scomuniche reciproche caratterizzarono il periodo, con il Barbarossa che infligge la scomunica al Papa Alessandro III, poi lo stesso Papa scomunica, dalla Francia, Federico Barbarossa.

Intanto, le incursioni di Federico I lungo la Penisola italica proseguirono. La questione politica della lotta tra il papato e l’impero non mostra particolari complessità, tuttavia l’applicazione di tale conflitto determina gravi difficoltà sociali. Accennato il quadro storico, quella che anticamente veniva identificata Acquapendente – con Acula o Aquae Taurinaeera sotto il giogo imperiale che dalla fortezza del Barbarossa, ubicata nell’acropoli del paese, opprimeva la comunità.

Si tramanda che nella primavera del 1166 gli aquesiani, esausti dei soprusi imperiali, critici e insoddisfatti della situazione in cui versava l’ambita cittadina, osservando un ciliegio secco, ubicato dove oggi si erge una piccola edicola dedicata alla Madonna del Fiore, posizionata quasi alle pendici della salita dove sorge il convento dei Cappuccini, dissero che “se quel ciliegio secco fosse fiorito, si sarebbero liberati del potere del Barbarossa”. Il ciliegio fiorì, e gli aquesiani assaltarono, armati degli strumenti agricoli – pungoli, forconi, falci e bastoni – la fortezza del Barbarossa, un anno prima di quanto, con storico clamore, fece la Lega Lombarda. Oggi della fortezza resta solo la torre, appunto chiamata “Torre del Barbarossa” oppure “Orologione”. Da quel doppio miracolo – il ciliegio secco che rifiorisce, che esorta gli aquesiani a ribellarsi contro i delegati imperiali, che saranno cacciati dalla cittadina – nasce l’esigenza di ricordare quel maggio del 1166, per tramandare e conservare il valore di una sana tradizione religiosa, ma anche molto politica.

È sulla base della tradizione che si svolge la Festa dei Pugnaloni, quadri dalle importanti dimensioni (2,60 per 3,60 metri), ricoperti da petali, foglie accuratamente ritagliate, trame di castagno e ogni essenza floreale che possa dare sfumature cromatiche atte a rappresentare ombre, luci, profondità o rilievi. Uno sfavillio di colori che esaltano il “fatto” religioso, il ciliegio, che sprona il “fatto” politico, l’esautorazione della tirannia imperiale.

Nella precedente edizione (2022) il gruppo Prima Equipe Via Del Fiore si è classificato primo con un’opera di eccelsa fattezza. Anche se il massimo splendore è temporaneo, lascia insieme agli altri quattordici suggestivi “quadri”, per un anno, una indelebile impronta culturale e tradizionale, fino allo smantellamento propedeutico alla creazione di nuove opere, che ricreeranno identiche emozioni, coltivando il “fiore della tradizione”. Quest’anno la festa sarà celebrata il 21 maggio, e per i suoni, per i colori, per il suo sontuoso Corteo storico, composto da decine di figuranti abbigliati con costumi frutto di una accurata ricerca, dà vita a un’atmosfera di “rivoluzione” pacifica.

I Pugnaloni saranno quindici. Rappresenteranno le varie contrade cittadine, una competizione basata sull’abilità dell’arte di comporre il mosaico floreale, sull’originalità e la puntualità di esprimere il tema della forza della fede, sotto ogni sfaccettatura. Ma soprattutto l’idea che la “tradizione” oggi prevale sul nichilismo diffuso e dilagante, in una società al “tramonto”, determina il valore dell’evento. Ciò dimostra quanto gli aspetti umani che si richiamano alla tradizione siano di vitale importanza per il mantenimento di un equilibrio sociale consapevole. Infatti, una società con tradizioni radicate è meno vulnerabile alla sua umiliazione, oggi che, come già scriveva a metà del secolo scorso Oswald Spengler, il tramonto dell’Occidente è in atto, e assistiamo a quel fenomeno dove la penombra lascia il posto al buio. Ma proprio le tradizioni riscontrabili in contesti sociali non comuni danno luce a questa decadenza sociale, restando abbracciati alla memoria.

Il successo indiscusso della Festa dei Pugnaloni è l’ennesima rappresentazione che, se una comunità osserva e mantiene il significato del concetto antropologico della tradizione, può spontaneamente “imporre” una fascinazione che inebria e contagia positivamente, non solo la comunità che festeggia, ma le migliaia di persone le quali, quel giorno, si sentono partecipi di un evento memorabile.A

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