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Russia 9 maggio: un anniversario mutilato

Viterbo,11.5.23

Dal prof. Marco Fabio Fabbri un contributo che viene da una recente sua pubblicazione su “L’Opinione delle Liberta”

Russia 9 maggio: un anniversario mutilato

Il Cremlino – ieri, 9 maggio – ha celebrato la consueta parata militare per la vittoria contro la Germania nazista del 1945, fondamento dell’unità nazionale, in ranghi ridotti e pregna di livore. Il presidente russo Vladimir Putin ha inteso comunicare per il 78esimo anniversario della vittoria, nel discorso pronunciato nel mezzo di una guerra dai contorni sempre più vacui, “una svolta cruciale per la Russia. Lo “Zar” sempre più sbiadito, difronte agli sparuti capi alleati e militari in tenuta da parata, ha accusato l’Occidente di avere lanciato una guerra contro la Russia e di avere costruito sentimenti russofobi, dopo il lancio della cosiddetta “operazione militare speciale” contro l’Ucraina.

Dal palco situato nella Piazza Rossa, Putin ha indugiato sul paragone tra la guerra del 1941-1945 e “la catastrofe” in atto sul fronte ucraino”. Questa catastrofe l’ha attribuita perentoriamente alle “élite mondialiste occidentali”, accusando l’Occidente di essere un fautore di conflitti e di colpi di Stato, che mantiene il culto del nazismo, distruggendo i valori per continuare a imporre la sua volontà, perpetuando un sistema basato sul saccheggio e la violenza. Insomma, ha ripetuto esattamente lo schema del discorso pronunciato un anno prima, solo con un tono più preoccupato e ricco di odio.

La cupezza del lessico di Putin è stata “arricchita” dalla comparsa della parola “guerra”, ormai inevitabile, in quanto solo nelle lande più desolate della Siberia o solo i “mugik” (contadini) più isolati ormai credono al mito dell’“operazione speciale”; infatti la realtà non può essere più né nascosta né ignorata, quando la guerra non solo infuria in Ucraina ma è penetrata nel territorio nazionale.

La verità è che da tempo l’esercito russo, nel suo complesso, soffre di ansia da prestazione. La propaganda governativa moscovita indugia sul successo delle truppe regolari di Mosca, che invero prevalentemente “supportano” i mercenari Wagner che sono il fattore offensivo principale. Ma la popolazione russa ha ormai compreso che quella che doveva essere una rapida operazione di annessione, in concreto, è un lento massacro dal successo certamente compromesso.

La città di Bakhmout sta così assumendo la scena di uno scontro strategico e determinante per pesare la vera entità delle potenze a confronto. E potrebbe, nel caso l’esercito russo si ritirasse dal “fronte Bakhmout”, ricordare e collocarsi come preambolo tra le grandi sconfitte “russe” come la Prima guerra del Nord o Guerra di Livonia (1558-1583) o la Guerra di Crimea (1853-1856). La situazione attuale su questo fronte, ma anche in generale, è abbastanza evidente; i ruoli di Eugenie Prigojine, padrone dei mercenari Wagner, come quello del capo della Cecenia, il musulmano salafita Ramzan Kadyrov, sono da attori principali in questo scenario, lasciando i generali russi come strateghi di ricalzo e spesso zavorre. Kadyrov ha ottenuto da Vladimir Putin il riconoscimento come “terza carica militare della Russia”, con stupore e sdegno dei vertici militari moscoviti, promettendo di annichilire gli ucraini. Prigojine ha garantito, finora, pagando con un numero enorme di mercenari morti, l’attuale andamento del conflitto. Ma la crescente resistenza delle truppe raccolte sotto la bandiera ucraina” – evidentemente e con poco clamore non sono tutti ucraini – sta erodendo gli equilibri interni alla forza offensiva russa. Infatti, il capo dei Wagner aveva minacciato che, se entro il 10 maggio non avesse ricevuto una adeguata fornitura di armi, si sarebbe ritirato dal fronte. Contestualmente, il capo dei ceceni, Kadyrov, ha detto di essere pronto a sostituire i mercenari Wagner con soldati ceceni notoriamente privi di scrupoli.

Così Prigojine, dopo la minaccia di abbandono del fronte Bakhmout nel caso di una mancanza di ricezione di altre munizioni, lamentando solo una fornitura di meno di un terzo di quella minima necessaria, sembra aver vinto la sua causa. Ma la sua plateale “protesta” è stata una semplice minaccia o una strategia con orizzonte più lungo? Fatto sta che tutto il sistema offensivo della Russia orbità in un velato quadro politico, dove la fluidità delle cariche ed il suo turn over di generali e comandanti, stimola aspettative, anche politiche, tra gli attori principali della guerra.

Il capo Wagner, Prigojine, ha accusato il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu e il capo di Stato maggiore, Valéri Guerassimov, comandante delle operazioni in Ucraina, di essere inadatti al ruolo, chiedendo a Kadyrov di fare posizionare le truppe cecene negli spazi presidiati dai militari regolari russi. Intanto, alcuni canali russi Telegram hanno pubblicato un video, pare prodotto dai Wagner, dove vengono utilizzati razzi incendiari Grad Mlrs proibiti nella regione di Bakhmout.

La questione, come scritto, non è solo militare ma anche politica; infatti Prigojine accusa lo Stato maggiore russo di temporeggiare sulla fornitura delle munizioni necessarie, solo allo scopo di prolungare la battaglia di Bakhmout, al fine di logorare i Wagner e impedirgli di ottenere una vittoria che sarebbe da contrasto con le mortificanti sconfitte subite, soprattutto negli ultimi mesi, dalle demotivate forze regolari.

Quindi la parata sottotono è la conseguenza della distruzione e dell’impegno di numerose unità militari in Ucraina, veicoli blindati ed elicotteri per primi. Così, anche l’annullamento delle tradizionali sfilate nautiche a Vladivostok, San Pietroburgo e Sebastopoli rappresenta una sconfitta. Ma queste cancellazioni, se non potranno esaltare la Marina militare russa, almeno avranno il pregio di non ricordare l’affondamento dell’incrociatore Moskva e di altre navi da guerra.A

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