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La bandiera francese si ammaina in Africa

I danni della grandeur francese

redazione

Viterbo, 12.9.23

Il recente terremoto in Marocco ha sancito la definitiva debacle francese in terra africana.

Il dissennato colonialismo francese ha determinato non solo il fallimento di questa forma di “governo” in territori conquistati con arroganza e rapina delle risorse senza nulla dare in cambio se non lasciare in povertà i “pieds noir” e costringerli all’emigrazione in Italia ( mai in Francia, però!). Oggi “finalmente “ la politica coloniale transalpina è al termine.

Il colpo di stato in Niger e stato rivolto contro il signoraggio francese in Africa dove addirittura circola una moneta che viene gestita a Parigi, altrove ci sono movimenti antifrancesi ed oggi, addirittura, il Marocco manda al mittente gli aiuti francesi.

Di seguito mandiamo un punto di vista di Narco Fabio Fabbri editorialista de L’Opinione.

“Come era “scritto”, anche il colpo di Stato in Niger ha avuto successo. Nonostante le altisonanti minacce delle “Comunità internazionali” della Francia, degli Stati Uniti e dell’Ecowas – Comunità degli Stati dell’Africa occidentale – i golpisti nigerini hanno avuto la meglio. Spente come era ovvio le minacce di ritorsione e di attacchi militari da parte dell’Ecowas – che come ho già ricordato è composto da almeno 3 Stati frutto di golpe, e altri strutturalmente affini che non avrebbero mai partecipato a un’aggressione militare al Niger, data l’identica visione della conquista del potere – ora Parigi sta negoziando con i nuovi capi di Niamey un graduale e minimamente dignitoso ritiro delle milizie francesi dal Paese saheliano.

Così la Francia, in silenzio e anche mestamente, dopo aver inizialmente rifiutato di conformarsi alle imposizioni della giunta golpista al potere, ha avviato negoziati con i generali nigerini, finalizzati a stabilire le modalità di ritiro di parte dei circa 1600 militari transalpini stanziati nel Paese. Ora il Governo francese, capofila dei delusi occidentali, ha l’obiettivo, tendenzialmente ipocrita, di uscire dal Niger negoziando con i golpisti, senza però riconoscerne ufficialmente l’autorità. Una forma di paradosso diplomatico che evidenzia il rifiuto di uno Stato di fatto, ma che a esso si appella solo per una “questione di immagine”.

Ricordo che dopo il 26 luglio, data del colpo di Stato, la Francia ha sostenuto con i generali al potere la tattica dello “stallo” in attesa di una improbabile contromossa internazionale

Senza dubbio, la bandiera tricolore transalpina, già ammainata in Mali e Burkina Faso, con la “questione” Niger sugella quel processo che vede un “drappo” issarsi – con gli stessi colori ma posizionati in senso trasversale (quello russo) – sui pennoni più alti di questi Stati.

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