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Viterbo, città del bel canto, ce lo ricorda Vincenzo Ceniti

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Vincenzo Ceniti

Riceviamo e pubblichiamo

L’autore*

Viterbo,30.10.23

L’annuale concorso lirico internazionale “Premio Fausto Ricci”, la cui XI edizione si è tenuta a  Viterbo il 15 ottobre scorso, ci ricorda che la città ha avuto in passato un feeling preferenziale con il melodramma. In primis lo stesso Fausto Ricci (1892-1964), viterbese doc, che debuttò come baritono al teatro Unione di Viterbo nel 1914 con il Faust di Gounod, prima di calcare le scene di vari teatri del mondo.

Un’altra voce baritonale di rilievo fu Raffaele De Falchi (1910-1978), nativo di Viterbo, che debuttò alla Scala a soli 23 anni nel 1933 nell’Orfeo di Monteverdi e concluse la sua carriera nel 1960 nell’anno delle Olimpiadi in una spettacolare Aida alle Terme di Caracalla di Roma. Per Mascagni era uno dei migliori “Alfio” della storia. I suoi compagni di palcoscenico sono stati, tra i tanti, Maria Callas, Maria Caniglia e Giacomo Lauri-Volpi.

A proposito di Giacomo Lauri-Volpi (1892-1979), nativo di Lanuvio, va ricordato che il teatro dell’Unione di Viterbo è stato la sua fonte battesimale il 2 settembre 1919 nei Puritani di Bellini. Per paura di un fiasco che avrebbe compromesso il suo debutto ufficiale  qualche mese dopo al Costanzi di Roma nella Manon di Massenet, si presentò alla stampa e sui manifesti con altro nome (Giacomo Rubini). Il successo fu però tale, che nelle recite successive venne allo scoperto e fu l’inizio di una brillante carriera che si concluderà al Costanzi di Roma con il Trovatore nel 1959. Va ricordato che Lauri-Volpi fece coppia con Raffaele De Falchi nel 1952 all’Opera di Roma nella Fanciulla del West di Puccini. Minni era Maria Caniglia.

Che dire di Lina Cavalieri? (1874-1944). Per alcune fonti era originaria del Viterbese, ma in realtà  nacque a Roma. Sua madre Teonilla Peconi era però di Onano, un piccolo borgo nell’alto Lazio, per cui la possiamo considerare una star della Tuscia. Entrò nel mondo della lirica più per l’avvenenza che per la voce. Al termine di una rappresentazione di Tahis, lo stesso Massenet le avrebbe detto: “Siete così affascinante che avete quasi il diritto di stonare”. Un abito di scena venne da lei stessa donato alla comunità di Onano nel 1912, quando vi si recò in ricordo della madre, che oggi riveste il simulacro di cera di santa Colomba compatrona del paese nella chiesa di Santa Maria della Concezione. La Cavalieri sarà Mimì nella Boheme del 1900 al San Carlo di Napoli. Molto apprezzato dal pubblico il ritratto che ne fece Gina Lollobrigida nel film di Robert Z. Leonard “La donna più bella del mondo” (1955) insieme a Vittorio Gassman.

Nativo di Tuscania (1939-2012), a pochi chilometri da Viterbo, Veriano Luchetti era noto per il suo acuto. Il primo esame lo passò nel 1963 partecipando al concorso “Voci nuove”  di Spoleto nella parte del conte Floris nella Fedora di Giordano. Memorabile la sua interpretazione nella  Petite Messe Solennelle del 1971 nella chiesa di San Francesco a Viterbo insieme a sua moglie, il soprano Mietta Sighele. Ha fondato nel 1994 il concorso lirico “Riccardo Zandonai” a Riva del Garda. “Come posso – mi disse in una intervista del 1980 – ritorno volentieri a Tuscania per ricordare coi vecchi amici i bei tempi andati”. Il comune di Tuscania gli ha intitolato il Teatro del Rivellino.

Nel 1949, il tenore Cesare Valletti (1922-2000, viterbese di adozione) si esibì nel capoluogo in un concerto con Tito Gobbi e Maria Caniglia al Cinema-Teatro Genio di Viterbo appena riaperto dopo i danni di guerra. In quell’anno l’Unione, in parte distrutto dai bombardamenti, era adibito a cinema. Va anche ricordato il tenore Luigi Rumbo, anch’egli viterbese di adozione,  di cui però non abbiamo notizie se non un vago ricordo personale.

Ed eccoci ai giorni nostri. Innanzitutto il baritono-regista Alfonso Antoniozzi, viterbese verace (scuola Sesto Bruscantini) che dagli anno Ottanta si è esibito nei più celebri teatri del mondo specialmente nei personaggi del repertorio buffo, senza comunque trascurare incursioni in quello drammatico. E poi il tenore Antonio Poli (scuola Romualdo Savastano), nativo di Viterbo, che dopo l’esordio con Riccardo Muti è tuttora nel pieno della carriera ed è considerato tra i cantanti più accreditati del repertorio lirico italiano.

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