23062024Headline:

“Maretta” tra gli avvocati viterbesi. L’avv.Danti scrive

Riceviamo e pubblichiamo

Viterbo,24.5.24

Avvocati di Viterbo: l’avvocato Mencherini: “Chi è in consiglio con me con molta più esperienza ha utilizzato ogni consiglio per fare ostruzionismo passivo. Ha deciso di criticare sterilmente e di attendere per cercare di realizzare quello che l’esito elettorale non ha consentito”.

La premessa. Alle elezioni del gennaio 2023 l’avvocato Caterina Boccolini è stata eletta come consigliere dell’ordine degli svvocati, con un vero e proprio plebiscito, riportando ben 349 voti, rispetto ai 500 votanti e con un grandissimo scarto di voti rispetto a tutti gli altri candidati.

Il “trionfo elettorale” dell’avvocato Boccolini può anche essere così sintetizzato: il 70% (settanta) dei colleghi ha scritto il suo nome sulla scheda elettorale.

Alle stesse elezioni l’avvocato Sini, già presidente in passato e componente del Consiglio da oltre un ventennio (la prima consiliatura risale addirittura alla fine del secolo scorso), ha, invece, riportato solo 217 voti, cioè il consenso di una minoranza degli aventi diritto, ottenendo addirittura meno voti anche del giovane avvocato Domenico Gorziglia, che si candidava per la prima volta (232 voti).

Nonostante il risultato elettorale inequivoco, l’avvocato Sini ha avanzato egualmente la propria candidatura per il ruolo apicale.

Al primo consiglio del 18 gennaio 2023, presenti 10 consiglieri su 11 (assente l’avvocato Gelsomini), ben 7 di essi hanno espresso il proprio voto per l’avvocato Caterina Boccolini, “per rispetto della indicazione elettorale che aveva indicato chiaramente quale presidente il consigliere Boccolini”.

L’avvocato Sini ed altri due consiglieri (avvocato Manganiello e avvocato Papalia) non hanno aderito né al risultato elettorale, né alla volontà della maggioranza dei consiglieri dell’ordine e non hanno votato né l’avvocato Boccolini come presidente, né l’avvocato Mencherini come segretario, né l’avvocato Fallucchi come Tesoriere (gli ultimi due soni stati votati dall’avvocato Papalia).

L’unità del consiglio era già compromessa ed erano passati soli 6 giorni dalle elezioni.

Mai era accaduto, infatti, nella storia dell’ordine degli avvocati di Viterbo, che le “cariche” non venissero votate all’unanimità.

L’avvocato Sini era l’unico, inoltre, a non votare neanche il bilancio alla successiva assemblea annuale degli iscritti, convocata ad hoc.

Si giungeva, così, al consiglio del 2.2.2024 quando l’avvocato Sini, l’avvocato Papalia, l’avvocato Gelsomini, l’avvocato Manganiello e l’avvocato Fallucchi presentavano addirittura una mozione di “sfiducia” nei confronti del presidente e del segretario.

Mai era avvenuta una cosa del genere nel Foro Viterbese.

La mozione di sfiducia era respinta.

A questo punto, si giungeva al consiglio del 5 febbraio 2024 quando il presidente avvocato Boccolini, preso atto che i promotori della “sfiducia” – fallita – non intendevano dimettersi (come era doveroso che facessero), che era impossibile continuare l’esperienza consiliare con questi colleghi, rassegnava le proprie irrevocabili dimissioni dal Consiglio, ritenendo che l’unica soluzione praticabile fosse quella del ritorno alle urne.

Neanche per sogno.

L’avvocato Sini presentava la propria candidatura come Presidente e veniva eletto a maggioranza.

Se i fatti “storici” sono ormai assodati, stanno emergendo delle circostanze che non possono essere sottaciute.

Ci si riferisce, ad esempio, a quanto verbalizzato dal segretario avvocato Mencherini al consiglio dell’ordine degli avvocati del 2.2.2024: “Mi sarei aspettata un ausilio e un confronto costruttivo da chi è in consiglio con me con molta più esperienza e invece ha utilizzato ogni consiglio per fare ostruzionismo passivo ed atteso un anno per eccepire che. secondo il suo punto di vista, non sono state fatte una serie di iniziative e che non ha riscontrato un’azione politica del consiglio. E allora mi chiedo: perché se avevano idee e proposte non sono state avanzate? Perché se avevano input per sollecitare interventi su argomenti di politica forense non lo hanno fatto? Non serve una carica per essere propositivi. Ora si lamentano una serie di carenze che potevano essere colmate dall’azione propulsiva di chi ha deciso di criticare sterilmente e di attendere per cercare di realizzare quello che l’esito elettorale non ha consentito”.

La critica, precisa e circostanziata dell’avvocato Mencherini, era rivolta, evidentemente, all’avvocato Sini (in consiglio da moltissimi anni).

Ebbene, solo dopo tre giorni, al consiglio del 5 febbraio 2024, l’avvocato Mencherini teneva comportamenti opposti a quelli che aveva vibratamente criticato: votava a favore della elezione dell’avvocato Sini quale presidente del Coa di Viterbo e gli permetteva di realizzare “ciò che l’esito elettorale non aveva consentito”.

Ognuno è in grado di trarre le proprie conclusioni.

E che dire degli avvocati Sini, Manganiello, Papalia, Gelsomini e Fallucchi.

Gli stessi, al consiglio del 2.2.2024 avevano addirittura presentato una “mozione di sfiducia” nei confronti del segretario avvocato Mencherini, contestandole, a loro dire, una serie di comportamenti gravemente inappropriati.

Ebbene, dopo il voto dell’avvocato Mencherini a favore dell’avvocato Sini al Consiglio del 5 febbraio 2024, tutte le contestazioni a lei mosse “sono svanite nel nulla”.

Anche in questo caso, ognuno è in grado di trarre le proprie conclusioni.

Considerazioni finali.

Lo scrivente è letteralmente indignato per tutta questa vicenda.

Queste “manovre di palazzo” hanno avuto un unico risultato: quello di costringere alle dimissioni il presidente avvocato Boccolini, votato dal 70% del Foro; è stato capovolto il risultato elettorale, è stata disattesa clamorosamente la volontà degli iscritti ed è stato consentito “ciò che l’esito elettorale non aveva consentito” (parole dell’avvocato Mencherini) e cioè la nomina a presidente dell’avvocato Sini.

L’unica cosa decorosa che questi colleghi possono fare è quella di dimettersi e consentire al Foro di tornare al voto; è questo l’unico strumento per superare il vulnus democratico che si è venuto a creare.

L’esito della consiliatura è, ormai, segnato.

Un presidente che non ha la fiducia della maggioranza del Foro non è rappresentativo degli iscritti.

Questo modus operandi, tra l’altro, non è che la ripetizione di quanto accaduto nel 2020, quando anche il presidente avvocato Marco Prosperoni fu costretto alle dimissioni, dopo che anche il consiglio da lui presieduto era stato destabilizzato da alcuni consiglieri che volevano cambiare il vertice.

Questa ulteriore vicenda, che si lega evidentemente a quella oggi denunciata, merita un approfondimento su cui torneremo a parte.

Avvocato Andrea Danti
Già consigliere dell’ordine degli avvocati e oggi semplice iscritto

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