Era inevitabile. Il pasticciaccio brutto sui rifiuti da Roma solleva polemiche, attacchi, accuse, ma a scadere nella strumentalizzazione ci vuole un attimo. L’argomento è troppo ghiotto – nonostante il cattivo odore – per non cavalcarlo politicamente. Alternando a piacere il bisturi e la clava. Ma occhio a non colpire troppo duro, perché basta andare un pezzetto a ritroso nel tempo per capire che qui, il più pulito c’ha la rogna.
Dice: il centrodestra spara a zero sul Comune targato centrosinistra. Ci sta: è il senso dell’opposizione. Quando lo fa anche la Provincia, però, è lecito farsi venire qualche sospetto, perché sarà pure palazzo Gentili l’ente competente per legge sui rifiuti, e però visto che da quelle parti c’è una giunta di colore opposto rispetto a quella di Michelini, e che a pensar male si fa peccato ma spesso eccetera eccetera, ecco che anche qui bisogna andarci piano.
Tra la raffica di comunicati stampa dell’assessore all’Ambiente Paolo Equitani – al quale comunque va dato atto di aver tirato fuori per primo la faccenda ad inizio dicembre – spicca l’ultimo. E il suo incomincio: “Il modo approssimativo e superficiale con cui la Regione Lazio sta affrontando le questioni legate alla chiusura della discarica di Cupinoro ci lascia senza parole. Nell’incontro di giovedì scorso a Roma avevamo chiesto all’assessore regionale all’Ambiente Michele Civita di essere informati correttamente sul numero esatto dei Comuni che avrebbero dovuto conferire i rifiuti a Viterbo e sulle relative quantità. Nella serata di ieri ci è stato trasmesso un fax nel quale ci viene riferito soltanto che i Comuni saranno dodici, senza altre informazioni”. Ora, sull’ambiguità della Regione di oggi in questa storia toccherà anche scriverci un romanzo, prima o poi, ma Equitani non dice, non ricorda, non sottolinea, che se i rifiuti da Roma sono arrivati qui, adesso, è anche a causa dello sciagurato piano dei rifiuti approvato nel 2012 proprio dalla Regione. Quando era guidata dal centrodestra, presidente Renata Polverini, e lo scandalo Fiorito era di là da venire.
Vale la pena allora andarsi a rileggere il punto chiave di quel piano. Per esempio sulla definizione dei confini amministrativi per la gestione dei rifiuti: “Il piano individua cinque Ato, ambiti territoriali ottimali, che corrispondono con alcune piccole distinzioni ai territori delle cinque province del Lazio. Entro questi Ato vengono organizzati i servizi di raccolta e smaltimento e garantiti l’autosufficienza degli impianti di smaltimento”. Fin qui tutto bene: ogni provincia pensa ai rifiuti suoi. Il brutto viene dopo, per le “situazioni di accertata carenza impiantistica”, come ad esempio la chiusura delle discariche di Malagrotta (30 settembre) e Cupinoro (31 gennaio). In questi casi il piano della Polverini prevedeva, e prevede tutt’ora, di sopperire “provvisoriamente” negli Ato limitrofi, secondo l’ormai famigerato “principio di prossimità”. Proprio quello che oggi consente ai rifiuti romani di venire in vacanza nella Tuscia, per restarci a lungo, è l’impressione.
Si dirà: all’epoca – gennaio 2012 – era difficile prevedere le conseguenze del piano e delle sue eccezioni. Può darsi. Ma da qui a bollare la mondezza come “di sinistra” o “di destra” ce ne corre. Meglio risolvere la questione lettianamente: la responsabilità di questa emergenza? E’ delle larghe intese.
La mondezza? Colpa delle larghe intese
di Andrea Arena
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