20062024Headline:

Camilli lascia la Viterbese? Tifosi in ansia

Se il Comandante conferma l'addio potrebbero aprirsi scenari poco rassicuranti

Lo striscione esposto domenica dai tifosi

Lo striscione esposto domenica dai tifosi

“Basta politica in società. La Viterbese è della città”. In tempi di striscioni oscuri, questo della curva nord gialloblu invece è chiarissimo. E si ricollega al periodo particolarissimo che sta vivendo il calcio cittadino. Sul campo, la Viterbese resta aggrappata al discorso playoff: il secondo posto è blindato e bisognerà giocarsi le carte promozione (cioè, ripescaggio) attraverso quella tonnara chiamata educatamente playoff. Alle ambizioni tecniche si aggiungono però anche le preoccupazioni societarie, ed è impossibile non tenerne conto – per i tifosi così come per la stampa – visto che anch’esse fanno parte del futuro prossimo del club.

La famiglia Camilli ormai non fa più mistero di voler lasciare la guida della società di via della Palazzina. E pur non spiegando ancora le ragioni dell’addio (“Non per questioni tecniche – ha detto il presidente Vincenzo – ma per altre che dirò a fine stagione”), questo è stato ribadito sia di fronte ai microfoni, sia nei faccia a faccia con i rappresentanti del tifo. I quali, dal canto loro, si sono rivolti all’amministrazione comunale, giovedì scorso, immaginando che le cause di un eventuale uscita di Camilli siano da ricercare proprio nel rapporto “tormentato” (eufemismo) tra Palazzo dei priori e i vertici della società. O meglio, nell’atteggiamento troppo leggero e poco “interessato” (altro eufemismo) del Comune per le sorti dei gialloblu. Per quanto il sindaco Michelini – con la solita flemma – abbia cercato di rassicurarli, i sostenitori sono usciti dal palazzo con gli stessi dubbi e gli stessi timori di prima. “Perdere Camilli sarebbe una sconfitta per tutta la città – hanno detto – Ci siamo già lasciati scappare tante occasioni, abbiamo dovuto sopportare delle gestioni societarie disastrose, e proprio adesso che avevamo trovato una famiglia viterbese, seria e vincente, dobbiamo rinunciare ai nostri sogni?”.

Di qui lo striscione esposto domenica. Che però non è rivolto soltanto al Comune. Per “politica” in società si potrebbe intendere anche un altro scenario. Da cercare nelle voci che vorrebbero Camilli in partenza per altri lidi (magari verso Perugia, come si è sentito dire) e l’arrivo – anzi, il ritorno – a Viterbo di un ex presidente di qualche anno fa, che continua ad avere diversi interessi in zona e che sarebbe disposto a rilevare la squadra o in serie D o in Lega pro. Il tutto sotto una regia politica, appunto, che in queste settimane, e ancora di più nelle prossime, starebbe cercando di sistemare tutte le tessere al posto giusto. Fantascienza? Fantacalcio? Fantapolitica?

Chissà. Di certo il Comandante non è uno che si fa dire cosa fare o dove andare da altri. Né ha mai mischiato politica e pallone, a differenza di altri. Però se davvero avesse deciso di lasciare Viterbo per una piazza più ambiziosa, più stimolante, più disponibile, sarebbe davvero difficile fargli cambiare idea.

Non resta che aspettare. E sperare che se ci sarà un dopo Camilli, almeno non sia la replica – con altri protagonisti e altri cognomi – di quella commistione politica/affari/pallone che da queste parti ha fatto già troppi danni. E che nessuno rivorrebbe.

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