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A rischio i conti delle aziende zootecniche della Tuscia per effetto della “Classy farm”

L'Europa impone regole unitarie, ma i paesi sono diversi tra loro...e di molto

Redazione

Viterbo, 21.2.24

Mentre infuria la protesta dei “trattori” che adesso viene esplicitamente rivolta agli organismi europei di Bruxelles, cui che in definitiva è stata sempre indirizzata, il mondo della zootecnia è in allarme per gli adempimenti imposti dalla direttiva Europea Classy Farm.

Ma cos’è questa Direttiva e che impegni prevede per le aziende ?
ClassyFarm è stato fortemente voluto dalla Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari (DGSA) del Ministero della Salute (MINSAL) ed è stato riconosciuto ufficialmente nel 2017, in funzione di quanto sancito dal Decreto del Ministro della salute 7 dicembre 2017, dall’art. 14 del D. Lgs. 5 agosto 2022, n. 136 (attuazione delle disposizioni del regolamento (UE) 2016/429), e dall’art. 9 del Decreto Interministeriale 2 agosto 2022 per la “Disciplina del Sistema di qualità nazionale per il benessere animale”. I compiti di gestione e sviluppo del sistema sono stati assegnati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lombardia ed Emilia Romagna (IZSLER).

L’iscrizione non comporta oneri, che però sopravvengono per l’adesione ai contenuti, quali spese per servizio veterinario ed altro, come l’installazione di impianti volti al benessere animali, vedansi tettoie, beverini, etc.

Tutto può andar bene per le aziende zootecniche del Nord Italia che in massima praticano stabulazione dei capi in zone ristrette ed al chiuso, ma non assolutamente nei territori del centroitalia, specialmente la Tuscia dove esistono forme di allevamento brado per bovini, suini, bufale e sopratutto ovini. A parte, che la presenza di greggi al pascolo e di bovini sui campi erbosi rappresenta un elemento speciale caratteristico dell’ambiente maremmano e laziale, diventa però per gli imprenditori zootecnici, l’adeguarsi ai regolamenti fissati dalla Classy farm una impossibilità fisica della loro azienda in piena campagna.

Il problema è stato affrontato dalla Coldiretti Lazio che ha rivolto all’assessore della Regione Lazio Righini una richiesta perchè il regolamento Classy Farm non venga adottato nella Regione nella misura che stabilisce una quantità troppo bassa di capi per l’adozione obbligatoria, quindi sia elevi il minimo per sgravare le aziende pastorizie da un ulteriore onere dopo quelli già in atto. Poi, che venga svincolato, almeno in parte, l’obbligo della adesione alla Classy Farm per la fruizione dei premi comunitari PAC.

Come si vede, anche in questo caso, la politica agricola e zootecnica europea non è consona alle esigenze dei paesi del mediterraneo e solo pensata per altre zone del vasto continente, profondamente diverse tral

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